Approccio neurofunzionale ai disturbi del neurosviluppo: il ruolo della BECS
di Annalisa Monti
I disturbi del neurosviluppo: definizione, epidemiologia e traiettorie evolutive
I disturbi del neurosviluppo costituiscono un insieme eterogeneo di condizioni a esordio precoce, riconducibili a traiettorie atipiche della maturazione neurobiologica, che si manifestano durante le fasi critiche dello sviluppo cerebrale. Tali condizioni riflettono alterazioni nei processi di organizzazione e connettività dei circuiti neurali, derivate da molteplici fattori, tra cui vulnerabilità genetiche, meccanismi epigenetici e fattori ambientali pre- e perinatali. Le anomalie dello sviluppo neuronale influenzano in modo pervasivo domini cognitivi, funzioni esecutive, regolazione emotiva e competenze socio-relazionali, con esiti clinici che tendono a manifestarsi lungo un continuum dimensionale piuttosto che in categorie rigidamente separate.
Dal punto di vista neuropsicologico, i disturbi del neurosviluppo si caratterizzano per profili disomogenei di funzionamento, con compromissioni variabili nei sistemi attentivi, nei processi di inibizione comportamentale, nella memoria di lavoro, nella pianificazione e nella flessibilità cognitiva. Tali difficoltà si associano frequentemente a vulnerabilità nella modulazione affettiva e nella capacità di adattamento ai contesti sociali, suggerendo il coinvolgimento integrato di reti fronto-striatali, fronto-parietali e limbiche (Delmonte et al., 2013; Rolls, 2019). L’elevata comorbidità tra le diverse condizioni indica la presenza di meccanismi neurobiologici condivisi e di fattori di rischio trasversali.
In questa cornice rientrano il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), i disturbi dello spettro autistico (ASD) e i ritardi globali dello sviluppo, entità cliniche che condividono una base evolutiva e una significativa stabilità longitudinale, pur mostrando ampia variabilità nell’espressività fenotipica. La letteratura attuale sottolinea come tali quadri non rappresentino semplicemente ritardi maturativi, ma configurazioni neuroevolutive specifiche che richiedono interventi precoci, multimodali e individualizzati, volti a sostenere le traiettorie di sviluppo e a ridurre l’impatto funzionale nel corso della vita (APA, 2022).
Epidemiologia, traiettorie evolutive e plasticità funzionale
L’epidemiologia recente stima che la prevalenza globale dei disturbi del neurosviluppo nei bambini e negli adolescenti sia compresa tra il 5 e il 15%, con variazioni legate a criteri diagnostici, metodologie di rilevazione e fattori socio‑culturali (Francés et al., 2022). Questa diffusione sottolinea l’importanza di comprendere non solo la natura clinica di questi quadri, ma anche le modalità con cui si evolvono nel tempo, in un’ottica longitudinale che consideri traiettorie individuali ed esiti funzionali.
La letteratura propone un modello probabilistico dello sviluppo, secondo cui i percorsi evolutivi emergono dall’interazione tra vulnerabilità neurobiologiche precoci e adattamento ambientale, piuttosto che da sequenze lineari predeterminate (Johnson et al., 2015). Studi longitudinali su larga scala evidenziano, per l’ADHD, sottogruppi persistenti, traiettorie a esordio precoce con remissione parziale e profili fluttuanti (Nigg et al., 2020), mentre per i disturbi dello spettro autistico alcuni bambini diagnosticati precocemente mostrano riduzioni significative della gravità sintomatologica nei primi anni, pur mantenendo profili neuroevolutivi atipici (Vivanti et al., 2022; Danielsson et al., 2024). Questi dati indicano che stabilità e cambiamento possono coesistere all’interno delle stesse condizioni cliniche.
La complessità delle traiettorie si manifesta anche nella variabilità intra-individuale: nei singoli bambini alcune competenze migliorano, mentre altre rimangono fragili. Difficoltà precedentemente compensate possono emergere in corrispondenza di transizioni evolutive, come l’ingresso a scuola o l’adolescenza. Questo processo, noto come developmental reorganization, rappresenta l’espressione intra-individuale delle traiettorie dinamiche previste dai modelli probabilistici, riflettendo come lo sviluppo neuroevolutivo sia un processo continuo di ristrutturazione e riadattamento (Johnson et al., 2018).
Effetti a cascata e interdipendenza tra domini di sviluppo
Le traiettorie evolutive risultano profondamente modellate da effetti a cascata (developmental cascades), ovvero processi dinamici attraverso cui alterazioni precoci in un dominio influenzano progressivamente altri ambiti di sviluppo. Difficoltà iniziali nella regolazione dell’arousal, nel controllo motorio o nell’attenzione condivisa possono amplificarsi nel tempo, interferendo con l’autoregolazione, con i processi di apprendimento e con la qualità della partecipazione sociale. In particolare, variazioni nella coordinazione motoria e nella pianificazione dell’azione sono state associate a successive differenze nelle competenze comunicative e socio-emotive, delineando una stretta interdipendenza tra sistemi motori, cognitivi e sociali (Iverson, 2021; Hadders-Algra, 2018).
Dal punto di vista neurobiologico, l’attivazione dei circuiti motori e del sistema dei neuroni specchio sostiene i processi di imitazione e simulazione motoria, essenziali per l’apprendimento sociale, la comprensione delle intenzioni altrui e la regolazione delle emozioni (Gallese, 2008; Rizzolatti e Craighero, 2004). Tali meccanismi evidenziano come le competenze socio-emotive si radichino in sistemi neurofunzionali originariamente deputati all’azione e all’interazione.
È importante sottolineare che gli effetti a cascata non configurano traiettorie deterministiche. La qualità delle prime interazioni caregiver-bambino, insieme a interventi precoci e mirati, può modificare significativamente le traiettorie evolutive, favorendo processi compensativi e promuovendo uno sviluppo più adattivo delle competenze cognitive, emotive e sociali (Iverson, 2021; Hadders-Algra, 2018; Vivanti et al., 2022). In questa prospettiva, la plasticità evolutiva costituisce un elemento chiave nella modulazione degli esiti a lungo termine.
Le traiettorie di sviluppo vanno interpretate come sistemi multilivello, in cui continuità e cambiamento coesistono, e in cui fattori genetici, maturazione delle reti cerebrali e qualità delle esperienze ambientali e sociali contribuiscono con pesi differenti nelle varie fasi dello sviluppo. Ne emerge uno sviluppo strutturato come una sequenza di riorganizzazioni adattive, modellate dalla plasticità neurobiologica e dall’ambiente, piuttosto che come un percorso statico o rigidamente predeterminato.
Fisiopatologia e modelli interpretativi della clinica
La fisiopatologia dei disturbi del neurosviluppo riguarda i meccanismi neurali e neurocognitivi che portano alle specifiche manifestazioni cliniche osservabili. Comprendere tali meccanismi è fondamentale per interpretare il funzionamento del bambino e orientare approcci clinici mirati.
Interazione di reti neurali e sviluppo neurocognitivo
Le manifestazioni cliniche dei disturbi del neurosviluppo derivano dall’interazione di reti neurali interconnesse, in cui funzioni cognitive, regolazione emotiva e competenze sociali si influenzano reciprocamente. Studi di neuroimaging e ricerche longitudinali indicano che funzioni esecutive, regolazione emotiva e cognizione sociale condividono substrati neurali comuni, fornendo basi biologiche per la modulazione adattiva del comportamento e per la costruzione dell’esperienza interpersonale (Eslinger et al., 2021).
Ricerche longitudinali sullo sviluppo infantile mostrano che la regolazione emotiva e le funzioni esecutive si sviluppano in modo interconnesso fin dai primi anni di vita: precursori di queste abilità sono osservabili già in età prescolare e la loro interazione predice successivi progressi nell’autoregolazione e nel controllo cognitivo (Halse et al., 2024). La regolazione emozionale incorpora componenti sia neurocognitive sia affettive, influenzando processi come la memoria emotiva, l’anticipazione di eventi emotivi e la pianificazione di comportamenti emotivamente congruenti. Approcci neurobiologici recenti evidenziano inoltre che la simulazione di esperienze emotive future coinvolge circuiti prefrontali e limbici condivisi, suggerendo un’interazione stretta tra gestione affettiva e controllo cognitivo nelle fasi precoci dello sviluppo (Schacter et al., 2024).
L’adattamento sociale dipende anch’esso dall’integrazione di cognizione e affettività: processi definiti social feelings come empatia, attaccamento, comprensione e risposta alle dinamiche sociali, supportano comportamenti affiliativi e feedback interpersonali adattativi. Meta-analisi di studi di neuroimaging mostrano che regioni come corteccia fronto-mediale, cingolo anteriore e orbito-frontale si attivano in compiti che mobilitano simultaneamente cognizione sociale e regolazione emotiva, confermando l’esistenza di un substrato neurale condiviso per processi cognitivi e affettivi in contesti sociali (Eslinger et al., 2021; Haza et al., 2024).
Questi dati evidenziano che lo sviluppo neurocognitivo non può essere compreso come la somma di abilità isolate, ma come risultato della co-organizzazione di sistemi interconnessi, che costituiscono la base delle strategie adattive e compensative osservabili nei bambini.
Compromissioni nei disturbi del neurosviluppo
I processi di integrazione tra funzioni cognitive, regolazione emotiva e competenze sociali sopra descritti rappresentano il normale sviluppo neuroevolutivo. Nei disturbi del neurosviluppo, tali processi sono frequentemente alterati o disorganizzati, con conseguenze su più domini.
Le difficoltà non riguardano solo specifiche abilità cognitive o emotive, ma investono la coordinazione tra sistemi: regolazione emotiva, flessibilità cognitiva, reciprocità sociale e modulazione comportamentale si influenzano reciprocamente. Nella pratica clinica, deficit nelle funzioni esecutive – inclusi attenzione sostenuta, flessibilità cognitiva e controllo inibitorio – si associano a difficoltà nel riconoscere e modulare emozioni, con impatti diretti sul comportamento sociale e sul benessere emotivo di bambini e adolescenti (Pozo-Rodríguez, et al.,2026).
Parallelamente, la cognizione sociale – che comprende percezione sociale, attribuzione degli stati mentali altrui e modulazione delle risposte emotive in contesti sociali – rappresenta un costrutto trasversale rilevante nei disturbi del neurosviluppo, la cui compromissione predice difficoltà di adattamento e ricadute cliniche su diversi domini funzionali (Haza et al., 2024).
In sintesi, la compromissione non riguarda domini isolati, ma la coordinazione tra sistemi cognitivi, emotivi e sociali, con effetti a cascata su comportamento adattivo, partecipazione sociale e benessere emotivo.
Implicazioni cliniche: osservazione del comportamento
In questo contesto, emerge la necessità di strumenti clinici capaci di osservare il comportamento come indicatore dell’organizzazione neuropsicologica e neurofunzionale complessiva del bambino.
La Batteria di valutazione cognitiva e socioemotiva – BECS si inserisce in questa prospettiva: è un approccio osservativo che considera il comportamento non come semplice insieme di abilità discrete, ma come espressione dinamica delle competenze cognitive, emotive e relazionali (Adrien, 1996). La BECS non rappresenta solo uno strumento valutativo, ma un’applicazione clinica coerente con un modello neurofunzionale integrato dello sviluppo.
La BECS: una batteria cognitiva e socio-emotiva integrata
La Batteria di valutazione cognitiva e socioemotiva – BECS è una batteria clinica concepita per descrivere in modo sistematico la co-organizzazione tra processi cognitivi, regolazione emotiva e competenze socio-relazionali, osservando come i bambini con disturbi del neurosviluppo mobilitano risorse cognitive, affettive e relazionali in contesti interattivi strutturati. La sua impostazione nasce dall’esigenza di osservare il comportamento non come semplice insieme di abilità isolate, ma come espressione dinamica dei sistemi neurocognitivi integrati, che determinano traiettorie evolutive eterogenee, fluttuanti e sensibili al contesto ambientale (Adrien, 1996; APA, 2022).
A differenza di test cognitivi o socio-emotivi tradizionali, la BECS si concentra su come il bambino mobilita le proprie risorse cognitive, affettive e relazionali in situazioni interattive strutturate. L’obiettivo è osservare la qualità delle strategie adattive, la capacità di modulare gli stati interni e la coordinazione con l’altro, integrando la valutazione delle funzioni esecutive, della regolazione emotiva e della cognizione sociale. In tal modo, la batteria permette di rilevare non solo deficit, ma anche punti di forza e strategie compensative, evidenziando come le diverse componenti del funzionamento si influenzino reciprocamente lungo lo sviluppo.
La versione italiana della BECS mantiene le caratteristiche psicometriche e teoriche dell’originale francese, con un adattamento facilitato dalla similitudine dei contesti educativi e sociali, consentendo applicazione coerente nei setting clinici italiani, comparabilità dei dati e continuità con la letteratura internazionale.
Il valore aggiunto della BECS consiste nella possibilità di ottenere una mappa funzionale multidimensionale del profilo del bambino. La batteria collega il comportamento alle strategie cognitive e neurofunzionali sottostanti, analizzando come il bambino mobilita e coordina risorse attentive, regolazione emotiva e abilità relazionali nelle situazioni interattive. Ciò consente di distinguere tra comportamenti adattivi e disfunzionali, identificare punti di forza e vulnerabilità, e comprendere le modalità con cui il bambino affronta le richieste ambientali e sociali.
Questo approccio consente di monitorare l’evoluzione del profilo funzionale nel tempo, rilevando progressi, compensazioni e aree di fragilità, e offre una base solida per progettare interventi terapeutici e psicoeducativi mirati, coerenti con le traiettorie evolutive individuali.
Conclusioni
I disturbi del neurosviluppo rappresentano condizioni complesse e dinamiche, nelle quali la compromissione non riguarda domini isolati, ma la co-organizzazione di sistemi cognitivi, emotivi e sociali interdipendenti. Le evidenze neuroscientifiche e longitudinali mostrano che funzioni esecutive, regolazione affettiva e cognizione sociale condividono basi neurali integrate e si influenzano reciprocamente lungo le traiettorie evolutive, secondo processi probabilistici e non lineari.
In questa cornice, la valutazione clinica deve considerare il comportamento come espressione di un’organizzazione neurofunzionale complessiva, modellata dall’interazione tra vulnerabilità biologiche e qualità dell’ambiente relazionale. L’osservazione delle modalità con cui il bambino mobilita, integra e coordina le proprie risorse attentive, esecutive, emotive e relazionali diventa centrale per comprendere le potenzialità evolutive e le aree di compensazione.
La BECS: approccio integrato, che traduce il funzionamento del bambino in indicazioni concrete, sostiene uno sviluppo flessibile, armonico e centrato sulle sue potenzialità.
Bibliografia
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L'autore
Annalisa Monti
Laureata in Medicina e Chirurgia si è specializzata in Neuropsichiatria Infantile cum laude nel 1977 presso l’Universita’ degli Studi di Firenze. Ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali. Dal 2006 al 2015 è stata Direttore della Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL 11 Empoli. Responsabile di numerosi progetti finanziati dalla Regione Toscana e da soggetti privati relativi ai Disturbi Specifici di Apprendimento, l’Autismo, la Psicopatologia Adolescenziale. Attualmente è consulente della Regione toscana (Area della Salute Mentale dell'infanzia adolescenza),consulente della Società Cooperativa Sociale La Mano Amica per la Comunità Terapeutica Residenziale per minori affetti da psicopatologia (Villa Toscano), docente presso la Scuola Cognitiva Firenze e IPsico Firenze (scuole di specializzazione in psicoterapia cognitiva e cognitivo-comportamentale), membro del Consiglio Direttivo Nazionale della SINPIA e membro del Comitato Scientifico dell’ARAPI, Associazione Francese per la ricerca sull’autismo e la prevenzione delle disabilità.