Handbook of Emotion Regulation at Work / Jung’s Life and Work
diAndrea Castiello d'Antonio
Handbook of Emotion Regulation at Work
James M. Diefendorff, Karen Niven, Rebecca J. Erickson, Nai-Wen Chi (A cura di)
Edward Elgar Publishing, 2025, pp. XIV+564
£ 245,00 (Hardback)
Il volume si colloca nella prestigiosa Research Handbooks in Business and Management Series dell’editore Edward Elgar e rappresenta un tentativo ambizioso di sistematizzare un campo di ricerca ormai centrale nella psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
Sia i curatori del testo, sia il nutrito gruppo degli autori dei ventisette contributi (suddivisi in cinque sezioni) rappresentano un mondo interdisciplinare che copre il management, la sociologia delle organizzazioni, il comportamento organizzativo e la psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
Ormai da qualche tempo il tema delle emozioni e dell’affettività intrinseca alle relazioni socioprofessionali ha preso il posto di quell’orientamento iper-razionalistico e asettico che voleva vedere il mondo del lavoro – e le istituzioni / organizzazioni – come dei sistemi razionali, funzionanti su base logico-programmatica, procedure, ruoli e competenze, esclusivamente orientati al conseguimento del fine societario e/o istituzionale, in cui le persone operano sulla sola base dello scambio prestazione-retribuzione.
Da qui, cioè dalle emozioni, ora con questo volume interdisciplinare si passa al tema della regolazione delle emozioni: l’altra faccia di quel grande problema che è oggi diventata la disregolazione emotiva! Una piaga che caratterizza troppe persone e che ha infettato aree del vivere civile che, anche a causa di ciò, è diventato assai meno vivibile, e molto più incivile.
Dunque, il lavoro (in tutte le sue sfaccettature) è anche, e direi inevitabilmente, un'esperienza emotiva. Nel mondo del lavoro sono presenti stati emotivi come l’entusiasmo, la frustrazione, la rabbia, la vergogna, l’invidia, la difesa della propria autostima, l’orgoglio, l’astio della competizione distruttiva, il piacere della cooperazione, il gusto di fare le cose spinti dalla propria motivazione, e così via. Forse in questo volume ciò che meno emerge è proprio l’aspetto squisitamente psicologico della questione, mentre viene dato molto spazio alle dimensioni relazionali, organizzative, intersoggettive, e all’interazione con il mondo socio-organizzativo visto nei suoi meccanismi di base.
La stessa struttura dell'Handbook rende evidente la relativa sottovalutazione della dimensione individuale, ma si deve apprezzare – in specie nella seconda sezione – l’emergere di tanti punti di vista differenti sui temi della leadership e del lavoro di gruppo, aprendo le porte ad argomenti meno consueti come il death work, le attività iper-performative e il dirty work.
Rimangono sullo sfondo l’aspetto psicodinamico, la considerazione delle storie (le biografie) individuali, i modelli interiori in base ai quali ogni persona vive la regolazione emotiva come competenza, limite, difesa, risorsa, e altro ancora. Ogni persona porta nell'organizzazione una propria storia emotiva e gli stessi input che provengono dal contesto sono vissuti da persone diverse in maniera radicalmente differente.
In linea con l’orientamento teorico prevalente in certune culture, si dà importanza al contesto in cui si opera e al sistema specifico di aspettative, norme, gerarchie e valori, in tal modo spostando l’attenzione sulle emozioni viste come espressione di una determinata situazione e cultura organizzativa, e anche come prodotto di aspettative sociali e organizzative.
Genere, razza, età, cultura nazionale e rapporto tra vita lavorativa e vita privata entrano nel contesto di tale ragionamento, ma ci si interroga anche sul senso di esprimere/contenere le proprie emozioni, su dove è posto il confine, e su cosa/come ogni specifica realtà di lavoro tende a premiare o a punire. Come sappiamo, in troppi contesti di lavoro sembra obbligatorio essere positivi, mostrare sempre entusiasmo e così via, mentre in altri aleggia un pesante clima depressivo dal quale nessuno si sente autorizzato ad alzare la testa…
Il testo chiude con un passaggio sugli avanzamenti della ricerca quantitativa e qualitativa, e l'impiego dell'intelligenza artificiale nella ricerca – e vorrei qui sottolineare il valore della ricerca qualitativa in cui si recupera il senso peculiare del soggetto – mentre nella sezione finale si guarda decisamente verso il futuro.
Si tratta, dunque, di un volume di non facile approccio, da utilizzare con il piacere di scoprire e di acquisire nuove visioni, consultando di volta in volta l’argomento che più attrae o interessa. Il rischio è quello di perdere un po’ la bussola nel mare magnum dei contributi, ognuno dei quali si svolge sulla base di una specifica prospettiva teorica e di intervento.
Jung’s Life and Work: Interviews for Memories, Dreams, Reflections with Aniela Jaffé.
C. G. Jung, Aniela Jaffé (A cura di Sonu Shamdasani)
Philemon Foundation Series, Princeton University Press, 2026, pp. 456
$35.00/£30.00
Era il finire degli Anni Settanta quando lessi per la prima volta l’autobiografia di Carl Gustav Jung nella traduzione di Guido Russo, pubblicata nella Biblioteca Universale Rizzoli (1978): Ricordi, sogni e riflessioni di C. G. Jung (titolo originale: Erinnerungen, Träume, Gedanken von C.G. Jung) fu una lettura di grande impatto, soprattutto nelle parti in cui l’autore si apriva nel comunicare esperienze di natura estremamente personali e sorprendenti.
Si tratta di un testo che costituì fin dall’inizio una base imprescindibile per comprendere la persona e l’opera; ebbe un grande successo nelle vendite, ma nel tempo si evidenziò il rischio di una pubblicazione edulcorata, se non in parte censurata. In sostanza, si notò una certa distanza tra i verbali delle interviste su cui il testo si basava e la pubblicazione.
Come evidenziò Edward Glover in una recensione del 1963, lo stesso Jung non amava le autobiografie e non volle che questo testo fosse incluso nell’opera omnia, proseguendo con il sottolineare ciò che l’autore ha espresso in merito ai suoi rapporti con la religione e concludendo con un omaggio globale all’autobiografia junghiana: “It is difficult to do justice to the many-sidedness of these memoirs”.
Ora il testo riprende vita e assume un nuovo spessore con la cura del noto studioso di Jung Sonu Shamdasani che firma anche un’ampia Introduzione, uno scritto che è, di fatto, un vero e proprio saggio.
L’importanza di questa nuova edizione – che si spera sarà tradotta al più presto in italiano – sta nell’integralità dei materiali pubblicati, oltre che nella nuova curatela e nella già citata Introduzione: le interviste su cui si basava la prima edizione, quindi il materiale originale, sono qui presentate nella loro forma completa, cioè integralmente trascritte – un bel modo per celebrare l’occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Jung!
Il testo è articolato: si apre con il riconoscimento e la gratitudine verso tutti coloro che lo hanno reso possibile per poi dare vita al saggio introduttivo del curatore (al quale è preposta la lista delle abbreviazioni e posposta la Editorial Note). Dalla pagina 39 alla pagina 375 sono riportate le interviste effettuate nel periodo gennaio 1957 – settembre 1958. Seguono due appendici, la prima delle quali è dedicata alla pratica della psicoterapia, poi l’Epilogue e l’indice finale. Sia l’editing che la rilegatura danno una splendida luce al testo.
Non emergono solo considerazioni ampie e approfondite sui grandi temi – il cristianesimo, il buddhismo, il destino del mondo occidentale – e lo sviluppo dei concetti più importanti, come quello di inconscio collettivo, archetipo, anima e animus, ma anche episodi di vita vissuta, compresi gli incontri con le figure più rilevanti: Sigmund Freud, William James, Albert Einstein e Herbert George Wells.
Jung esprime sé stesso in presa diretta, narrando episodi della sua vita e facendo così emergere molti lati della sua esperienza personale e del proprio mondo interiore.
Ecco l’inizio di queste interviste, datato 18 gennaio 1957: “Ieri ho pensato ai primi ricordi della mia vita. Intorno ai due anni di età, per cui la memoria è piuttosto vaga. Ero in carrozzina all’ombra di un albero. Era una meravigliosa, calda giornata d’estate con il cielo blu e il sole scintillante. Ero sveglio circondato da questa straordinaria bellezza, guardando il sole scintillare attraverso le foglie degli alberi – Questo è il mio primo ricordo, assolutamente meraviglioso. Pieno di colore e splendido” (p. 39).
Un uomo che ricorda, associa, riflette, ritorna sui propri passi e si confronta con la difficoltà di trasformare l'esperienza vissuta in racconto; ed è stato notato che addentrarsi in queste pagine può somigliare a partecipare ad una lunga seduta di psicoterapia – o, direi meglio, a una in-depth interview.
Una nota doverosa va dedicata a Sonu Shamdasani, storico della psicologia e della psichiatria, cofondatore e editor della Philemon Foundation, professore al Wellcome Trust Centre for the History of Medicine (University College, London). Tra le sue molteplici opere tradotte in italiano si possono ricordare le seguenti: Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza (2007), Jung messo a nudo dai suoi biografi (2008), Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica, scritto con Mikkel Borch-Jacobsen (2012 e 2015), e la curatela de Il Libro rosso di Jung (2010).