I Taccuini di Norimberga / Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie
di Andrea Castiello d'Antonio
I Taccuini di Norimberga. Uno psichiatra a colloquio con i criminali nazisti
Leon Goldensohn
A cura di Robert Gellately
Neri Pozza, pp. 654, 2025
€ 28,00
Norimberga: dal 20 novembre del 1945 al 1° ottobre 1946 si svolse il processo che vide imputati i maggiori responsabili della gerarchia nazista. I giudici che costituirono il tribunale militare internazionale si trovarono faccia a faccia con alcuni degli uomini più vicini al Fuhrer – tra questi, tutti ricordano Hermann Göring, ex Maresciallo del Reich e numero due del regime, suicidatosi a poche ore dall’esecuzione, sottraendosi così alla pena inflittagli.
I taccuini di Norimberga costituiscono un documento eccezionale.
Qui sono stati raccolti gli appunti e le annotazioni che lo psichiatra Leon Goldensohn (New York: 19 ottobre 1911 – 24 ottobre 1961) scrupolosamente redisse a conclusione di ogni colloquio avuto con ciascun prigioniero (imputato o testimone).
Incaricato di monitorare la salute fisica e mentale dei detenuti, e impedire loro di commettere gesti estremi, lo psichiatra americano svolse visite periodiche che andarono ben oltre il normale controllo delle condizioni psicofisiche dei soggetti in sorveglianza. Tra il 1945 e il 1946 Goldensohn recepisce le motivazioni, le giustificazioni, le riflessioni, ma anche le preoccupazioni, le ansie e le incertezze di questi alti gerarchi del nazismo, ri-costruendo un quadro non solo clinico delle personalità ma anche sociologico e storiografico basato su dati inconfutabili: la stessa voce, colta in presa diretta, del soggetto intervistato e visitato.
Goldensohn – che trascorrerà sette intensi mesi nel carcere di Norimberga – assume professionalmente ed eticamente il ruolo del medico che non valuta moralmente, non entra nei contenuti al fine di opporvisi o contestarli, bensì prende nota, registra senza giudicare, lasciando ad altri l’incarico di osservare le modalità con cui ogni prigioniero racconta ciò che ha fatto e non ha fatto, come chiarisce il proprio ruolo, come si difende o si nasconde dietro alla grande pseudo-giustificazione emersa in quei tempi: “Ho solo eseguito gli ordini. Non ero a conoscenza delle finalità, del disegno complessivo. Sono stato un mero esecutore…”.
Emerge così il suono delle parole pronunciate da persone come Hermann Göring, Rudolf Höss, Albert Speer, Joachim von Ribbentrop, Walther Funk – alcuni alla sbarra come imputati, altri nelle vesti di testimoni. Ed è da elogiare l’opera di Robert Gellately, lo storico canadese che dopo più di cinquanta anni ha reperito le carte di Goldensohn, le ha raccolte e custodite, e infine gli ha dato una veste utilizzabile, curando questo volume imponente, pubblicato in inglese con il titolo The Nuremberg Interviews nel 2004 (traduzione italiana di Piero Budinich) al quale Gellately contribuisce anche con una interessantissima Introduzione dal titolo Norimberga: voci dal passato (di Gellately v. Backing Hitler: Consent and Coercion in Nazi Germany, tradotto con il titolo Il popolo di Hitler. Longanesi, Milano, 2002).
Una introduzione in cui il curatore inquadra il processo nel contesto storico, richiamando i tormenti che lo hanno preceduto e i conflitti tra gli esponenti dei quattro paesi che vi avrebbero giocato il ruolo centrale: Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Francia. In queste pagine introduttive sono di certo interessanti le riflessioni sulle diverse visioni del concetto di giustizia che derivano dalle differenti culture, e sulle diverse modalità che sono proposte sull’organizzazione del processo (una volta superata l’idea di procedere con esecuzioni sommarie). Necessario è poi il passaggio sulle specifiche accuse che sono rivolte ai prigionieri – i famosi quattro capi di imputazione – mentre Gellately si dilunga sulla terribile contabilità degli ebrei uccisi nei campi di sterminio.
La prima parte del testo – quindi le trascrizioni dei colloqui con imputati e con testimoni – è preceduta da una nota molto utile dal titolo I colloqui di Norimberga: come sono stati raccolti e tramandati, ed è veramente incredibile seguire le vicende di queste carte che, fortunatamente, non sono andate perse o distrutte. E, dunque, si apre la Prima parte. Gli imputati, diciannove resoconti a cui seguono i quattordici report sotto il titolo di Seconda Parte. I testimoni. Chiudono il testo tre sezioni: il Glossario, le Note (ben venticinque pagine che integrano il testo) e L’indice dei nomi.
Ogni capitolo inquadra una personalità, come nel caso di “Walther Funk … un omino paffuto dall’aria indecifrabile, incline al sentimentalismo e alla banalità, e preoccupato soprattutto del proprio benessere immediato e dei propri disturbi genito-urinari” (p. 139).
Ed ecco una carrellata di prime impressioni:
“Hermann Göring alterna momenti di euforia ad altri di depressione; di solito è allegro, altre volte decisamente abbattuto … è capace di far apparire e sparire un sorriso a piacere, meccanicamente, con la stessa facilità con cui si può regolare l’acqua di un rubinetto” (p. 172).
“Colloquio con Franz von Papen (in presenza di Gilbert). Quest’uomo, dai capelli grigi, leggermente sordo ma assai vigile, è cortese e ha una personalità forte e il ‘fascino’ tipico della ‘vecchia scuola’” (p. 267).
“Oggi ho incontrato di nuovo Hjalmar Schacht. È quello di sempre: cordiale e caloroso, indignato per essere stato accusato di essere un criminale di guerra … parla come se fosse stato il nemico giurato del Führer,” (p. 321).
“Insieme a Gilbert, nelle vesti di interprete, oggi ho incontrato Rudolf Mildner, capo della polizia di Katowice. Qualche giorno fa è stato interrogato ufficialmente, ed è caduto in depressione dopo che alcuni suoi subalterni hanno testimoniato sul numero di polacchi messi a morte dietro suo ordine” (p. 514).
Tra i molti che hanno riflettuto sulla psicologia di Adolf Hitler, e proprio in relazione al concetto di responsabilità dei gerarchi nazisti e di coloro che, in posizioni di potere e comando, furono a sostegno del nazismo, mi sembra importante richiamare l’osservazione di Helm Stierlin (Mannheim, 12 marzo, 1926 – Heidelberg, 9 settembre, 2021), psichiatra, psicoanalista e terapeuta sistemico-familiare: “Benché siano passati tre decenni dalla morte di Hitler, ci turba ancora l’interrogativo sulla responsabilità … l’incapacità al lutto implica l’incapacità a determinare la responsabilità, cioè a determinare in quale misura ognuno, come co-attore nel teatro di Hitler, contribuì o non contribuì ai delitti commessi” (Adolf Hitler. Le influenze della famiglia. 1975. Tr. it. La nuova Italia Scientifica, Roma 1993, pp. 161 e 163).
Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie
Eugen Bleuler
Traduzione integrale e note di Antonello Sciacchitano
Polimnia Digital Editions, pp. 676, 2023
€ 40,00
Eugen Bleuler (Zollikon [Zurigo]: 30 aprile 1857 – 15 luglio 1939) laureatosi in medicina nel 1883, dal 1887 al 1927 tenne la cattedra di psichiatria a Zurigo, dove fu direttore dell'ospedale psichiatrico Burghölzli. Noto per aver ideato il termine di schizofrenia (che sostituiva il kraepeliniano dementia praecox) e il concetto di scissione (Spaltung) che ne è alla base, la sua presenza fu significativa anche in ambito psicoanalitico, pur se in modo parecchio sofferto e contrastato. Infatti, dopo aver recensito nel 1896 gli Studien über Hysterie di Freud, Bleuler promosse la psicoanalisi a Zurigo insieme a persone di primissimo piano come Ludwig Binswanger – v. il paragrafo dal titolo Soci svizzeri che Peter-André Alt dedica all’argomento nel suo Sigmund Freud. Il medico dell’inconscio. Una biografia (2016; tr. it.: Hoepli, Milano, 2022).
Bleuler, che coniò anche l'espressione psicologia del profondo (Tiefenpsychologie), fu il primo direttore, insieme a Freud, dello Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschung, ma i suoi rapporti con il padre della psicoanalisi non furono affatto semplici né lineari – come si può vedere molto bene scorrendo le lettere che Bleuler e Freud si scambiarono – finendo con il rinunciare a prender parte alla IPV - Internationale Psychoanalytische Vereinigung (vedi l'articolo di Bleuler Kritik der Freudschen Theorie (1913).
Il suo nome è legato all’imponente trattato, il Lehrbuch der Psychiatrie (1916) (tradotto in italiano nel 1967 e uscito come quindicesimo volume della prestigiosa Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia Clinica diretta da Gaetano Benedetti e Pier Francesco Galli (editore Feltrinelli), e tradotto una seconda volta nel 2014 con l’editore La Scuola di Brescia (la tradizione del 1967 è sulla decima edizione, mentre quella successiva fa riferimento alla quindicesima edizione originale).
Pubblicato nel 1911, Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie (Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenien) rappresenta una pietra miliare nella storia della psichiatria e della psicopatologia; è in queste pagine che viene rielaborato il concetto di schizofrenia di Emil Kraepelin (dal greco schizein - dividere e phren - mente), basandosi su un’ampia esperienza clinica e sul contributo di vertici differenti di osservazione e diagnosi, valorizzando le dinamiche psicologiche e il mondo interno del paziente – una caratteristica per la quale quest’opera è considerata un coraggioso tentativo di integrazione tra osservazione clinica psichiatrica e interpretazione psicodinamica.
È così definita una famiglia di sintomi e indicatori: “la concezione della malattia è data dalla distinzione tra sintomi primari e secondari. Noi supponiamo un processo che produce direttamente i sintomi primari. I sintomi secondari sono in parte funzioni psichiche in alterate condizioni, in parte conseguenze di tentativi più o meno fortunati di adattarsi ai sintomi primari” (p. 585).
In questo quadro emerge, tra gli altri, l’autismo, quella sorta di ripiegamento su sé stesso che allontana il soggetto dal mondo, nel quadro di un’idea assai più articolata, complessa e comprensiva delle dimensioni schizofreniche: “la psicopatologia della schizofrenia è delle più attraenti, perché consente di considerare da più punti di vista i meccanismi della psiche sana e malata” (p. 457).
Ma questa recensione non vuole fermarsi a questo testo dato che nella stessa collana editoriale – traduzione e annotazioni di Antonello Sciacchitano – è stato pubblicato sempre di Eugen Bleuler Il pensiero autisticamente indisciplinato in medicina e il suo superamento (Polimnia Digital Editions, 2024; edizione originale Das autistisch-undisziplinierte Denken in der Medizin und seine Überwindung, 1927). Si tratta di una serrata critica alla medicina e al pensiero medico introdotta da un ricordo dell’autore: “La necessità di scrivere questo saggio risale ai tempi dell’Università, quando a lezione o in clinica mi infastidivano certe prescrizioni mediche apparentemente inutili, per non dire dannose, comunque insufficientemente giustificate” (p. 13). Secondo Bleuler la medicina soffre ancora del peso di concezioni avvicinabili alla magia, alla superstizione, al pensiero chiuso in sé stesso che “ignora attivamente realtà e probabilità” (p. 263) rasentando il pensiero autistico che si pone sullo stesso piano dell’astrologia nei confronti dell’astronomia: dunque una sorta di medicina astrologica!
Sulla base di numerosi esempi, della critica all’uso di terapie non validate, della constatazione che in troppi casi non si sa realmente quale terapia applicare (e si va a tentoni) e non si può capire se, eventualmente, la malattia possa risolversi da sé (come accade), Bleuler richiama esemplificativamente “l’ultima epidemia influenzale, contro la quale si sono consigliati tutti i possibili rimedi inutili e dannosi” (p. 264) – e come non pensare alla pandemia Covid-19?
Come terzo volume della collana Classici della psichiatria si deve segnalare un’altra traduzione di un saggio di Eugen Bleuler del 1906, Affektivität, Suggestibilität, Paranoia, tradotto da Antonello Sciacchitano e Davide Radice (Affettività, suggestionabilità, paranoia. Polimnia Digital Editions, 2024). Un testo non facile, in cui Bleuler si pone diverse domande – ad esempio, quale sia la differenza tra delirio paranoico e la normalità di certe credenze individuali e collettive, dalle religioni alle fedi politiche, fino alle superstizioni – offrendo una visione articolata e approfondita che fa da premessa allo sviluppo della sua grande opera Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenien. Ecco un passaggio della Postfazione a firma di Antonello Sciacchitano: “Sarebbe un paradosso, se non fosse un enigma. Due terzi del libro che abbiamo tradotto sono spesi a spiegare cosa sia l’affettività e la suggestionabilità, ma non bastano ad interpretare la paranoia, intesa alla Kraepelin come delirio cronico a lenta e progressiva evoluzione senza particolari disturbi affettivi. Il risultato dell’analisi di Bleuler, esemplificato in diversi casi clinici, è che non esiste l’affetto patologico specifico della paranoia, la quale non è una psicosi affettiva come la mania o la melanconia” (p. 193).
Aggiungo che di recente è stato tradotto in italiano il carteggio Sigmund Freud – Eugen Bleuler – a cura di Mario Bottone, Riccardo Galiani e Francesco Napolitano: Lettere. Edizione integrale, 1904-1937. Alpes Italia, Roma, 2024 – che ho recensito per la rivista Psychiatry on Line – Italia
Dunque, l’invito che rivolgo al lettore è quello, se vogliamo usare uno slogan, di … tornare a Bleuler. Tornare – o confrontarsi per la prima volta – almeno con alcune delle sue più intense pagine, con l’elaborazione di principali concetti che sono articolati in questi tre importanti volumi che il lavoro di Antonello Sciacchitano rende oggi disponibili in Italia.
L'autore
Andrea Castiello d’Antonio
È psicologo e psicoterapeuta, già Professore straordinario presso l’Università Europea di Roma, esercita attività libero-professionale nelle aree della psicoterapia, della psicologia clinica, e della psicologia delle organizzazioni. Esperto di psicodiagnosi e testing psicologico, si occupa di campi specifici come la psicologia militare e la psicologia dell’aviazione, è membro delle maggiori associazioni internazionali e svolge attività di consulenza editoriale a favore di riviste e case editrici di psicologia. Nell’area della psicologia del lavoro è consulente indipendente di management, gestione, formazione, valutazione e sviluppo del capitale umano, svolge attività di executive coaching e orientamento professionale. Nell’area della psicologia clinica opera come psicoterapeuta in setting individuali e di coppia per mezzo di psicoterapie dinamiche brevi e a medio-lungo termine, e svolge consulti e consulenze psicologiche.
Cultore di storia della psicoanalisi ha scritto la prima biografia italiana su Karl Abraham (1981). Ha pubblicato un migliaio di recensioni, oltre 200 articoli scientifici e divulgativi e 26 volumi. Tra i libri più recenti: L’aggressività distruttiva nel mondo del lavoro. Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa (2024); Scegliere lo psicoterapeuta. Una guida per pazienti e terapeuti (2022); Il capitale umano nelle organizzazioni. Metodologie di valutazione e sviluppo della prestazione e del potenziale (2020); Conflitti. Come leggere e gestire i contrasti per vivere bene (2019) scritto con Luciana d’Ambrosio Marri; Interviste e colloqui nelle organizzazioni. Metodi per un dialogo efficace nei contesti organizzativi e istituzionali (2015); La selezione psicologica delle risorse umane (2015); Come quando e perché la formazione non funziona (2014); L’assessment delle qualità manageriali e della leadership (2013); La paura di volare (2012).