La guerra dentro / HBR Guide to navigating the toxic workplace
di Andrea Castiello d'Antonio
La guerra dentro. Guerra e psichiatria in Italia tra fascismo e resistenza (1922-1945)
Paolo Francesco Peloso
Erga, pp. 249, 2025
€ 18,90
Con il libro che qui è presentato si chiude la trilogia che Paolo Francesco Peloso, psichiatra, criminologo clinico e storico della psichiatria, ha dedicato ad alcuni dei temi forse meno frequentati e dibattuti dalle comunità psicologico-psichiatriche italiane. Una trilogia che ha una sua storia, affondando le radici in un saggio del 2008 dal quale l’autore si è mosso per comporre uno studio che prende in esame il periodo 1815-1945 e che si conclude con un’ampia riflessione sul razzismo.
Prima di esprimere alcune riflessioni su La guerra dentro, ecco un flash sui due altri saggi che compongono l’opera in tre volumi (consultabili, naturalmente, anche singolarmente).
Si tratta di due lavori di grande spessore, ricchi di notazioni e riflessioni, il primo dei quali è La guerra fuori. Psichiatria, Risorgimento e Grande guerra (Erga, 2024) in cui da un lato si recupera la figura dell’alienista e, dall’altro, gli sviluppi legislativi di quegli anni lontani dedicati ad alcune aree critiche come l’igiene carceraria, il manicomio criminale e l’assistenza psichiatrica. Ma è il trauma della guerra che emerge da queste pagine con la forza dell’attualità, visto il tempo in cui viviamo; la scoperta, per così dire, del fenomeno shell shock con tutte le sue conseguenze – un argomento che sarà ripreso in modo approfondito in La guerra dentro.
Con La razza guerriera. Psichiatria, fascismo, eugenetica e razzismo (Erga, 2025) si esplorano le contiguità e le complicità di taluni medici psichiatri con il fascismo e con le leggi razziali ma, più in generale, si illustra il tentativo di deumanizzare l’essere umano ritenuto inferiore, come ben mostra il seguente passaggio: “non solo la sterilizzazione, ma anche la soppressione dei malati di mente ritenuti inguaribili fu discussa nel mondo come un’ipotesi concreta” (p. 67). Così realizzando una visione pseudo-scientifica basata su biologia, psicologia e, soprattutto, sulla mitologia della Nazione e della difesa della stirpe.
Venendo, ora, a La guerra dentro. Guerra e psichiatria in Italia tra Fascismo e Resistenza (1922-1945) devo dire che leggendolo mi sono tornate in mente alcune pagine di Mario Tobino in Per le antiche scale. Una storia; ma il concetto di guerra dentro (dentro la mente di ciascuno) sollecita il ricordo delle parole di Louis-Ferdinand Céline che, nel romanzo Guerra (2022; tr. it. Adelphi, Milano, 2023, p. 26) fa pronunciare a Ferdinand, il protagonista della vicenda e in qualche modo il suo alter-ego “Mi sono beccato la guerra nella testa. Ce l’ho chiusa nella testa”.
Dunque, un libro, questo di Paolo F. Peloso, caratterizzato da una scrittura precisa, densa e chiara, sorretto da una documentazione molto ampia e ben organizzata, e chiuso da una Bibliografia di grande interesse e da un utilissimo Indice dei nomi di persone e istituzioni. Strutturato in tre parti e dodici capitoli, il testo chiama il lettore ad una partecipazione immediata anche attraverso una delle prime sollecitazioni che si incontrano, quel richiamo a considerare l’altro, l’interlocutore, il prossimo, che può essere schierato su posizioni identiche, vicine, divergenti, opposte o conflittuali, ma che in ogni caso andrebbe rispettato e considerato: interrogato, nel senso di conoscerlo!
Così, evidentemente, non è stato: “particolarmente esposta a rischi di contaminazione da parte del regime è dunque la nascente psicologia” (p. 38) e qui si nominano Giulio Cesare Ferrari e Agostino Gemelli. Iniziano così ad emergere le storie dei grandi clinici, dei cattedratici, dei direttori delle riviste di psichiatria e psicologia, e del loro posizionamento rispetto al fascismo – e il lettore verrà a conoscere anche situazioni paradossali, come quella relativa alle vicende di Marco Levi Bianchini. Molto spazio è dato all’utilizzo del manicomio come strumento di repressione e contenzione del dissenso, così come molto spazio è assegnato a ripercorrere le storie personali e professionali degli psichiatri che si opposero alla dittatura (vedi soprattutto la seconda parte del testo), mentre nell’ultima sezione del libro emerge l’interessante tematica delle nevrosi di guerra, del trauma – il già citato shell shock – e delle modalità che furono proposte, ed attuate, per curare i militari (e i civili) colpiti dal trauma psicologico e psicofisico (una tematica sulla quale si espresse anche Sigmund Freud, in aspro dibattito con Julius Wagner-Jauregg, ai tempi della Grande Guerra).
Emerge così in ogni sua dimensione il tema della guerra: guerra reale, fatta di corpi, ferite, morte e armi, e guerra simbolica, interiore, mentale, una sorta di stato sospeso tra realtà e sonnambulismo. I flash dedicati a psicoanalisti come Dario de Martis e Luciana Nissim, a illustri accademici come Carlo Lorenzo Cazzullo, a figure entrate (credo) nell’immaginario professionale, come Franco Basaglia – vedi, di Paolo F. Peloso, Ritorno a Basaglia? (Erga, 2022), e Franco Basaglia, un profilo. Dalla critica dell’istituzione psichiatrica alla critica della società (Carocci, 2023) – fanno da contrappunto alla sofferenza dei traumatizzati e dei prigionieri di guerra, ma anche di tutte quelle altre persone – i cosiddetti civili – che nelle guerre sono sempre, inesorabilmente, coinvolti.
Ho trovato di particolare interesse le pagine in cui si richiama il grande dibattito tra costituzione & ambiente, tra psicologico e fisico, sullo sfondo di una storia bellica che “ritorna a rivelare la fragilità di individui per i quali la paura, la noia, lo stress protratto, il timore di non farcela diventano insensibilmente esordio della malattia” (p. 167) – v., al proposito, le intense e drammatiche pagine sull’esperienza di guerra che ci ha lasciato Wilfred Ruprecht Bion in diversi suoi scritti. Ma il testo pone davanti alla mente e al cuore del lettore una scomoda realtà. Una realtà che afferma che persino coloro che curano, e anche le strutture deputate (idealmente, almeno) a curare, possono trasformarsi: trasformarsi i primi in carnefici (morali), e le seconde in strutture di repressione!
HBR Guide to navigating the toxic workplace
Harvard Business Review Press, 2024P, p. XII+245
$ 21,95
Questo utile volume esce nell’ambito delle Harvard Business Review Guides in cui sono stati già pubblicati numerosi titoli di interesse tra cui HBR Guide to Better Recruiting and Hiring, HBR Guide to Leading Through Change e HBR Guide to Executing Your Strategy.
Si tratta di un testo a più voci – cosa che dona a queste pagine una dimensione agile e piacevole – scandito da un ritmo rapido e sintetico sullo sfondo di un approccio pragmatico ma mai superficiale. Anzi: si ha l’impressione di leggere cose che sono molto vere e reali, ancorate alla vita pratica di lavoro. Cose di cui le persone hanno o possono avere esperienza, sia come soggetti attivi, sia come partecipanti, contributori, spettatori o follower.
Dunque, un testo che piacerà molto a chi è quotidianamente impegnato nel caos naturale del lavoro di oggi, sia a livello manageriale o professionale, sia a livello di gestore di ruoli più strettamente operativi-esecutivi. Tra i tanti titoli della serie ho scelto di presentare questo sull’ambiente tossico di lavoro, una dimensione – questa della tossicità – ormai abbastanza diffusa nella letteratura; una dimensione che ha molti pregi ma anche il limite di coprire con una sola espressione linguistica una varietà di fenomeni assai ampia.
Del resto, un toxic workplace può davvero contenere in sé mille sfaccettature che vanno dalla leadership abrasiva ai comportamenti controproduttivi, dal gaslighting al mobbing, dalla violenza psicologica all’isolamento sociale, dall’instaurarsi della cultura del terrore al micro-management ossessivo e autoritario. Uno dei capitoli è persino dedicato al gossip visto come un fenomeno “che ha minato le relazioni interpersonali fin dall’inizio dei giorni” (p. 219).
Il testo si apre con un paio di paginette introduttive non a caso dal titolo What You’ll Learn e si chiude con un Indice di nomi e di argomenti.
Nel mezzo vi sono sei sezioni per un totale di ventisei capitoli che si prefiggono, globalmente, di rappresentare le molte facce della tossicità organizzativa e di offrire altrettanti suggerimenti finalizzati al cosa fare e al come far fronte alle situazioni – viste in ottica sistemica – e alle persone tossiche. Così, se ci si trovasse nella condizione di lavorare con un capo distruttivo, non bisogna demordere: è bene ricordare che, fino a che si rimane in azienda, anche se “non puoi controllare il comportamento del tuo superiore, puoi controllare il modo in cui tu rispondi al suo comportamento” (p. 43). E con indicazioni generali di questo tipo si passa, poi, a suggerimenti operativi di taglio più basso e concreto: suggerimenti che, di volta in volta, vanno valutati circa la loro reale applicabilità, come in ogni aspetto della vita.
Con persone tossiche si intendono, naturalmente, soggetti che vanno molto al di là del semplice collega poco educato o del capo che pretende molto. Anzi, in più di un capitolo sono indicati alcuni segni per distinguere quello che, ad esempio, può essere un normale conflitto interpersonale da una vera e propria violenza socioprofessionale.
In questo quadro vi è anche il doveroso spazio dedicato ai diversi livelli di prevenzione e molti autori concludono il loro contributo con una riflessione sul rimanere o andar via, quindi sulle opportunità e sui vantaggi, per così dire, di stringere i denti e individuare forme di auto-difesa, oppure di abbandonare l’organizzazione e rivolgersi ad altro – considerando che se si decide di andar via ciò non deve essere vissuto come una sconfitta, bensì come una scelta razionale e tattica legata (anche) al bilanciamento costi-ricavi relativo al proprio personale benessere globalmente inteso.
Se, un tempo, ci si confrontava solo con alcuni stili di leadership e di followership poco adeguati, oggi riuscire a visualizzare e a reagire alle situazioni-persone tossiche è diventato imperativo: ne va della nostra salute psico-fisica!
Gli esempi che sono portati aiutano il lettore a porsi il problema di cosa stia realmente accadendo: ad esempio, capire se la situazione è socioculturale e generalizzata, oppure vive e vegeta in un piccolo microcosmo organizzativo, e così via.
È imperativo sfatare alcuni miti, come quello che recita che “i bulli sono spesso delle star e che le loro alte prestazioni giustificano il loro comportamento” (p. 138). E, come ho scritto nel mio libro L’aggressività distruttiva nel mondo del lavoro. Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa (Hogrefe, Firenze, 2024) è anche necessario lavorare sui livelli di consapevolezza individuali e socio-organizzativi al fine di stabilire, tra le molte altre dimensioni, quale possa essere la migliore auto-difesa, senza dimenticare che “i traumi causati dal lavoro sono tematiche reali ma trascurate… e possono derivare da numerose fonti come i comportamenti dannosi, le molestie verbali, l’isolamento sociale e il razzismo” (p. 80). Ma credo che una sorta di super-trauma si verifichi quando è la stessa vittima a colpevolizzare sé stessa!
Mi sembra, dunque, che si possa affermare che la lettura di questo testo, o di opere simili che trattano argomenti scottanti, spesso apparentemente dimenticati o posti in secondo piano, possa essere di aiuto a molti; soprattutto a quelle persone che hanno la sensazione che ciò che stanno vivendo sia qualcosa da nascondere e di cui ci si debba vergognare. Mentre riconoscere l’insalubrità di certi ambienti di lavoro e di determinate persone è un atto di forza e di intelligenza!
Infine, da segnalare la possibilità di acquistare dall’editore un set completo di volumi, cioè l’Harvard Business Review Guides Ultimate Boxed Set (16 Books), a cura di Harvard Business Review, Nancy Duarte, Bryan A. Garner, Mary L. Shapiro e Jeff Weiss.
L'autore
Andrea Castiello d’Antonio
È psicologo e psicoterapeuta, già Professore straordinario presso l’Università Europea di Roma, esercita attività libero-professionale nelle aree della psicoterapia, della psicologia clinica, e della psicologia delle organizzazioni. Esperto di psicodiagnosi e testing psicologico, si occupa di campi specifici come la psicologia militare e la psicologia dell’aviazione, è membro delle maggiori associazioni internazionali e svolge attività di consulenza editoriale a favore di riviste e case editrici di psicologia. Nell’area della psicologia del lavoro è consulente indipendente di management, gestione, formazione, valutazione e sviluppo del capitale umano, svolge attività di executive coaching e orientamento professionale. Nell’area della psicologia clinica opera come psicoterapeuta in setting individuali e di coppia per mezzo di psicoterapie dinamiche brevi e a medio-lungo termine, e svolge consulti e consulenze psicologiche.
Cultore di storia della psicoanalisi ha scritto la prima biografia italiana su Karl Abraham (1981). Ha pubblicato un migliaio di recensioni, oltre 200 articoli scientifici e divulgativi e 26 volumi. Tra i libri più recenti: L’aggressività distruttiva nel mondo del lavoro. Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa (2024); Scegliere lo psicoterapeuta. Una guida per pazienti e terapeuti (2022); Il capitale umano nelle organizzazioni. Metodologie di valutazione e sviluppo della prestazione e del potenziale (2020); Conflitti. Come leggere e gestire i contrasti per vivere bene (2019) scritto con Luciana d’Ambrosio Marri; Interviste e colloqui nelle organizzazioni. Metodi per un dialogo efficace nei contesti organizzativi e istituzionali (2015); La selezione psicologica delle risorse umane (2015); Come quando e perché la formazione non funziona (2014); L’assessment delle qualità manageriali e della leadership (2013); La paura di volare (2012).