Skip to main content

L’assessment psicodinamico in età evolutiva nel terzo millennio: una sfida possibile?

di Simone Cupellaro e Luigi Abbate

Come condurre una valutazione in un’ottica psicodinamica con bambini e adolescenti che attraversano profondi mutamenti evolutivi? In che modo integrare, nella pratica diagnostica dell’età evolutiva, i concetti dell’inconscio e della metapsicologia? Come esplorare i processi psichici dello sviluppo tenendo conto anche del contesto relazionale e ambientale?

La Diagnosi psicodinamica operazionalizzata nell’infanzia e nell’adolescenza (OPD-IA-2) si inserisce all’interno di questi interrogativi, offrendo ai clinici una guida nell’assessment psicodinamico. Questo modello consente di andare oltre una valutazione meramente descrittiva, evitando il rischio di una semplice “lista della spesa” focalizzata esclusivamente sulle manifestazioni esteriori del disagio. L’espressione sintomatologica in età evolutiva rappresenta un possibile punto di accesso al “sistema bambino”; tuttavia, se non collocata all’interno di un quadro più ampio che includa il mondo interno, il funzionamento della personalità, le relazioni interpersonali e il contesto familiare e sociale, rischia di perdere il suo valore comunicativo, limitando così le opportunità di intervento e cambiamento.

Senza dimenticare, inoltre, che l’efficacia di una valutazione psicodiagnostica dipende dalla capacità d’integrare dati eterogenei, così da attribuire ai sintomi significati più profondi e orientare il processo decisionale con maggiore consapevolezza (Abbate e Andraos, 2019).

L’OPD-IA (2003) è stato sviluppato in Germania a partire dall’OPD per adulti (1996), la cui seconda versione è stata tradotta in numerose lingue, tra cui inglese, spagnolo, italiano, francese, portoghese, turco, ceco, ungherese, rumeno, russo e cinese (Benecke, 2024), e oggi giunto alla sua terza edizione (OPD-3, 2024; tr. it. in prep.). L’OPD è stato uno dei primi sistemi diagnostici sviluppati negli anni novanta del secolo scorso per andare oltre i limiti dei modelli tradizionali focalizzati principalmente sulla rilevazione sintomatologica in termini categoriali (Conte et al., 2009). L’obiettivo era quello di rendere operativi concetti derivati dalla prospettiva psicoanalitica, creando un sistema diagnostico capace di valutare il funzionamento dell’individuo su un piano dimensionale. Un approccio che consente di esplorare aspetti come le caratteristiche di personalità, la natura dei conflitti, la qualità delle relazioni interpersonali, il vissuto interno di malattia e le condizioni per il trattamento.

L’OPD-IA-2 non si limita a rendere operativi i classici costrutti psicoanalitici, come i conflitti intrapsichici, ma amplia il proprio campo d’indagine alla sfera interpersonale, ai legami di attaccamento, alla relazione con il clinico e alle caratteristiche dell’ambiente esterno del bambino e dell’adolescente. Si colloca, dunque, nella continuità della psicoanalisi relazionale contemporanea, che enfatizza il ruolo centrale della qualità dei legami lungo l’intero arco della vita e riconosce la relazione clinico-paziente come uno spazio di costruzione della soggettività e di trasformazione delle dinamiche relazionali abituali (Perlman e Frankel, 2009).

Stephen Mitchell (Greenberg e Mitchell, 1983), figura di riferimento del movimento relazionale, ha aperto la strada alla distinzione tra una concezione pulsionale-monopersonale e una visione interpersonale della psicoanalisi (Lingiardi et al., 2011). La progressiva integrazione tra l’ottica intrapsichica e quella interattiva è stata favorita dall’apporto di diversi orientamenti analitici – dalle teorie delle relazioni oggettuali alla psicologia del sé, dalle reinterpretazioni freudiane più recenti all’approccio interpersonale – e arricchita dai contributi di discipline dell’area infantile, come la teoria dell’attaccamento, l’infant research e le neuroscienze (Lingiardi et al., 2011). L’OPD-IA-2 si avvale di queste conoscenze, che evidenziano l’interdipendenza tra il bambino e il suo ambiente in un’ottica di influenze reciproche (Perlman e Frankel, 2009).

Un ulteriore aspetto centrale dell’OPD-IA-2 è l’attenzione alle diverse fasi evolutive. In questo contesto, è fondamentale adottare una prospettiva di sviluppo nella valutazione (Ammaniti, 2002; Barry, Ki e Halter, 2023; Levi e Romani, 2009; Venta et al., 2021), considerando come elementi chiave i compiti evolutivi e le riorganizzazioni che avvengono lungo il ciclo di vita sul piano relazionale, sociale, corporeo e cognitivo. Questi cambiamenti coinvolgono non solo il bambino, ma anche l’intero sistema familiare (Campbell, Davies e Cummings, 2020; Malagoli Togliatti e Cotugno, 1996; Tafà e Baiocco, 2009). Questo modello consente di ampliare le informazioni cliniche, prendendo in considerazione la specifica fase di vita che il minore e i suoi genitori stanno attraversando. L’OPD-IA-2, quindi, distingue tre diverse fasce d’età, nelle quali gli assi dello strumento – Relazioni Interpersonali (asse I), Conflitti (asse II), Struttura (asse III), Presupposti per il Trattamento (asse IV) – sono descritti in modo coerente con la fase evolutiva di riferimento.

Fascia 1: 3-5 anni

Questa fase è caratterizzata da importanti conquiste evolutive, come lo sviluppo delle competenze simboliche, la maturazione del linguaggio e l’espressione della propria intenzionalità. In questo periodo, le figure genitoriali svolgono un ruolo essenziale nella mediazione tra il bambino e l’ambiente, bilanciando il controllo e la promozione della soggettività (Benedetto e Ingrassia, 2010). Sono chiamate a fornire una base affettiva sicura, a sostenere la regolazione emotiva, a facilitare l’esplorazione della realtà sociale e a contribuire alla costruzione di una solida immagine di sé (Malagoli Togliatti e Lubrano Lavadera, 2002).

Fascia 2: 6-12 anni

Questa fascia comprende la seconda infanzia o età scolare, descritta dalla letteratura psicoanalitica come un periodo di quiescenza pulsionale-corporea, ma al contempo di intensa riorganizzazione sul piano cognitivo e sociale (Carratelli, Lanza e Ardizzone, 2001). In questa fase, il bambino sperimenta un maggiore senso di responsabilità e di efficacia personale, sviluppando la percezione di poter contribuire in modo significativo alle interazioni (Bonaminio e Di Renzo, 2001).

L’ingresso nella scuola primaria segna un passaggio cruciale: il bambino si confronta con un nuovo sistema di relazioni, ruoli e regole, diverso sia da quello familiare che da quello della scuola dell’infanzia. Questa esperienza gli permette di acquisire strumenti fondamentali, come la lettoscrittura, ampliando le proprie conoscenze e affinando le capacità d’interazione sociale. Inoltre, ha l’opportunità di identificarsi con nuovi modelli adulti, di confrontarsi con i pari e di sperimentare le prime relazioni di amicizia. In questa fase, il ruolo genitoriale rimane fondamentale nel fornire accudimento, guida e sostegno, aiutando il bambino a navigare la realtà sociale extrafamiliare.

Fascia 3: 13-18 anni

L’adolescenza rappresenta un periodo di trasformazione profonda, in cui l’inizio della pubertà e lo sviluppo della sessualità spostano il focus dai rapporti con i caregiver alle relazioni con i pari, ponendo le basi per i futuri legami affettivi e sociali. Questo passaggio implica una ridefinizione delle immagini di sé e delle relazioni precedentemente costruite, in un processo di riorganizzazione che amplifica lo spazio identitario, in bilico tra autonomia, dipendenza, intimità e sessualità emergente.

Parallelamente, il corpo dell’adolescente attraversa cambiamenti significativi, accompagnati da timori legati alla percezione di sé e dell’altro. Questo periodo di transizione rappresenta un evento critico anche per i genitori, che devono favorire il processo di individuazione-separazione, bilanciando i movimenti oscillatori tra esplorazione e dipendenza. Ciò implica una rinegoziazione delle dinamiche relazionali sia con i figli che con il partner, nonché un confronto con le trasformazioni personali legate alla propria età di mezzo (ad es., menopausa, andropausa, cambiamenti fisici e possibili problematiche di salute) (Malagoli Togliatti e Lubrano Lavadera, 2002). 

L’OPD-IA-2, inoltre, pone particolare attenzione ai diversi contesti di vita del minore, descrivendo come un determinato funzionamento della personalità o una condizione disadattiva si manifesti in famiglia, a scuola e nelle relazioni con i pari. Questo approccio si fonda sul principio che la comprensione dei problemi psichici in età evolutiva richieda necessariamente un’analisi della qualità dei legami familiari e degli altri contesti di vita significativi. Il benessere del bambino, infatti, è strettamente connesso alle persone che, a vari livelli, si prendono cura di lui e interagiscono con il suo mondo relazionale.

Un aspetto centrale che l’OPD-IA-2 sottolinea nella valutazione del bambino e dell’adolescente riguarda i fattori che possono ostacolare o facilitare l’indicazione per un trattamento. In questa prospettiva, non sono considerati solo gli elementi patologici, ma anche le risorse a disposizione del minore, del suo sistema familiare e del contesto psicosociale. L’attenzione ai presupposti terapeutici consente di pianificare in modo più mirato l’intervento clinico – che può essere psicoanalitico, psicofarmacologico, psicoeducativo, familiare, psichiatrico-sociale, ecc. –, affinché risponda al meglio alle caratteristiche specifiche del caso. L’OPD-IA-2 prende in esame diversi elementi, tra cui la motivazione al cambiamento, il vantaggio secondario del disturbo, la capacità di effettuare connessioni, la possibilità di formare alleanze terapeutiche, l’utilizzo del sistema di cure e il supporto sociale extrafamiliare. Un’attenzione particolare viene dedicata al sostegno dei genitori nel processo clinico, poiché la loro partecipazione e apertura al lavoro terapeutico con i bambini e gli adolescenti si rivela essenziale (Altman et al., 2002; Frich, 2000; Tsiantis et al., 2000; Vallino, 2019).

La ricerca sull’efficacia della psicoterapia psicodinamica conferma questa evidenza clinica, dimostrando che le terapie con i minori hanno una maggiore probabilità di successo quando prevedono il coinvolgimento attivo dei caregiver (Midgley e Kennedy, 2011; Midgley e Navridi, 2007; Taylor, Kaminer e Hardy, 2011). Approfondire questo aspetto nella fase di valutazione consente quindi di ridurre il rischio di dropout terapeutico. Il sistema OPD-IA-2 include anche una guida per condurre il colloquio clinico (appendice A), finalizzato alla valutazione specifica degli assi Conflitto, Struttura e Presupposti per il Trattamento. In particolare, la guida propone domande esemplificative volte a facilitare la raccolta di informazioni utili all’assessment delle variabili d’interesse.

Bibliografia

Abbate, L. e Andraos, M.P. (2019). Scrivere la relazione psicodiagnostica. Dal test alla stesura della relazione in psicologia clinica e forense. Milano: Raffaello Cortina.

Altman, N., Briggs, R., Frankel, J., Gensler, D. e Pantone, P. (2002). Psicoterapia relazionale con i bambini. Roma: Astrolabio-Ubaldini.

Ammaniti, M. (2002). Manuale di psicopatologia dell’adolescenza. Milano: Raffaello Cortina.

Arbeitskreis OPD (a cura di) (2024). Operationalisierte psychodynamische Diagnostik OPD-3: Das Manual fur Diagnostik und Therapieplanung. Berna: Hogrefe. Trad. it.: Task Force OPD-3 (a cura di), OPD-3. Diagnosi psicodinamica operazionalizzata. Manuale per la diagnosi e il piano terapeutico, Hogrefe, Firenze, in prep.

Barry, C.T., Kim, H. e Halter, B.M. (2023). Developmental psychopathology. In J.L. Matson (a cura di), Handbook of clinical child psychology. Cham: Springer. doi: 10.1007/978-3-031-24926-6_2

Benecke, C. (2024). Vorwort OPD-3. In OPD-3- Operationalisierte Psychodynamische Diagnostik: Das Manual fur Diagnostik und Therapieplanung. Berna: Hogrefe.

Benedetto, L. e Ingrassia, M. (2010). Parenting. Psicologia dei legami genitoriali. Roma: Carocci.

Bonaminio, V. e Di Renzo, M. (2001). Figurazioni della latenza. Richard e Piggle, 9(2), 156-172. Roma: Il Pensiero Scientifico.

Campbell, S.B., Davies, P.T. e Cummings, E.M. (2020). Developmental psychopathology and family process: Theory, research, and clinical implications. New York: Guilford Press.

Carratelli, T., Lanza, A.M. e Ardizzone, I. (2001). Le vicissitudini del Sé in latenza tra mondo interno e mondo esterno. Richard e Piggle, 9(2), 141-155. Roma: Il Pensiero Scientifico.

Conte, M., Fava, E.D., Ferrari, A., Papini, S.P. e Zuglian, P. (2009). Introduzione all'edizione italiana: Perché OPD oggi? In Task Force OPD, OPD-2. Diagnosi psicodinamica operazionalizzata. Manuale per la diagnosi e la pianificazione del trattamento. Milano: FrancoAngeli.

Dazzi, N. (2002). Presentazione all’edizione italiana dell’OPD. In Gruppo di lavoro OPD (a cura di), OPD. Diagnosi psicodinamica operazionalizzata. Presupposti teorici e applicazioni cliniche. Milano: Masson.

Frich, M. (2000). La terapia sulla genitorialità nella teoria e nella pratica. In J. Tsiantis, S.B. Boethious, B. Hallefors, A. Horne e L. Tischler (a cura di), Il lavoro con i genitori: la psicoterapia psicoanalitica con i bambini e gli adolescenti. Roma: Borla. 

Greenberg, J. e Mitchell, S.A. (1983). Object relations in psychoanalytic theory. Cambridge, MA: Harvard University Press. 

Levi, G. e Romani, M. (2009). Percorsi evolutivi e psicopatologia dello sviluppo: il modello dell’inibizione comportamentale. In AA.VV. (a cura di), Enciclopedia medica. Firenze: Giunti.

Lingiardi, V., Amedei, G., Caviglia, G. e De Bei, F. (2011). La svolta relazionale. Itinerari italiani. Milano: Raffaello Cortina.

Malagoli Togliatti, M. e Cotugno, A. (1996). Psicodinamica delle relazioni familiari. Bologna: Il Mulino.

Malagoli Togliatti, M. e Lubrano Lavadera, A. (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia. Bologna: Il Mulino.

Midgley, N. e Kennedy, E. (2011). Psychodynamic psychotherapy for children and adolescents: A critical review of the evidence base. Journal of Child Psychotherapy, 37(3), 232-260. doi: 10.1080/0075417X.2011.614738

Midgley, N. e Navridi, E. (2007). An exploratory study of premature termination in child analysis. Journal of Infant, Child, and Adolescent Psychotherapy, 5(4), 437-458. doi: 10.1080/15289160701382360

OPD-3 (2024). OPD-3-Operationalisierte Psychodynamische Diagnostik: Das Manual fur Diagnostik und Therapieplanung. Berna: Hogrefe AG. Trad. it. in preparazione. 

Perlman, F. e Frankel, J. (2009). Relational psychoanalysis: A review. Psychoanalytic Social Work, 16(2), 105-125. doi: 10.1080/15228870903200277

Tafà, M. e Baiocco, R. (2009). Addictive behavior and family functioning during adolescence. The American Journal of Family Therapy, 37, 388-395. doi: 10.1080/01926180902754745

Taylor, L., Kaminer, D. e Hardy, A. (2011). Risk factors for premature termination of treatment at a child and family mental health clinic. Journal of Child, Adolescent Mental Health, 23(2), 155-164. doi: 10.2989/17280583.2011.634553

Tsiantis, J., Boethious, S.B., Hallerfors, B., Horne, A. e Tischler, L. (a cura di). (2000). Work with parents: Psychoanalytic psychotherapy with children and adolescents. Londra: Karnac Books.

Vallino, D. (2019). Fare psicoanalisi con genitori e bambini. La consultazione partecipata. Sesto San Giovanni: Mimesis.

Venta, A., Sharp, C., Fonagy, P. e Fletcher, J.M. (a cura di). (2021). Developmental psychopathology. New York: John Wiley & Sons.

Gli autori

Simone Cupellaro

Psicologo clinico, psicodiagnosta e psicoterapeuta dell’età evolutiva, è dottore di ricerca in Neuroscienze cliniche e psichiatriche. Già Giudice onorario al Tribunale per i Minorenni di Roma, collabora per attività di ricerca e formazione con le università Sapienza e LUMSA di Roma. Svolge attività clinica privatamente e presso il centro convenzionato ALM di Tivoli.

Luigi Abbate

Insegna Psicodiagnostica dell’adulto alla LUMSA di Roma e Fondamenti di psicodiagnostica clinica presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica di Sapienza Università di Roma. Psicoanalista di formazione junghiana (CIPA/IAAP), è Life Member dell’American Psychological Association (APA) e Life Fellow della Society for Personality Assessment (SPA). È Direttore del Master di II livello in Psicodiagnostica Clinica e Forense dell’Humanitas-LUMSA.