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Lo stress genitoriale nelle famiglie di bambini con disturbi del neurosviluppo

di Fiorella Monteduro e Martina Chiesi

Lo stress genitoriale è divenuto negli ultimi decenni un focus centrale nella ricerca in ambito clinico e psicoeducativo, specialmente in relazione ai genitori di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). L’ASD è una condizione neuroevolutiva complessa e multifattoriale, con basi biologiche, genetiche e ambientali, caratterizzata da una notevole eterogeneità delle traiettorie di sviluppo e da diversi livelli di gravità e compromissione del funzionamento (Leonardi et al., 2012; Prata et al., 2019). Le difficoltà principali riguardano la comunicazione e l’interazione sociale, unite a comportamenti ripetitivi e interessi ristretti (Musetti et al., 2021). Queste caratteristiche possono associarsi a disturbi del sonno e dell’alimentazione, ansia, comportamenti esternalizzanti e disabilità intellettiva (Peters-Scheffer et al., 2012). Di frequente, gli individui con ASD necessitano di supporto per tutto il corso della vita, con ricadute notevoli sul carico familiare e con i caregiver che devono affrontare continui adattamenti psicologici, emozioni intense e complesse, costanti pressioni finanziarie legate alla cura e all’assistenza dei figli e ripetute sfide nel riorganizzare la propria vita per affrontare le circostanze inattese (Leonardi et al., 2012; Naznin et al., 2020).  Quando la famiglia non riesce a ripristinare uno stato di equilibrio a fronte dei nuovi eventi, è possibile assistere al cronicizzarsi dello stress genitoriale, vale a dire la condizione di disagio derivante dalle richieste associate al ruolo genitoriale (Hayes e Watson, 2013). I genitori di bambini con ASD sembrano presentare un profilo di stress caratteristico, legato al funzionamento intellettivo del bambino, ai comportamenti dirompenti pervasivi e all’assistenza a lungo termine (Baker-Ericzén et al., 2005). Inoltre, diversi studi mostrano come i genitori con ASD riportino livelli di stress più elevati non solo rispetto ai genitori di bambini con sviluppo tipico, ma anche quando confrontati con quelli di figli con altre disabilità, come sindrome di Down o paralisi cerebrale (Baker-Ericzén et al., 2005; Hayes e Watson, 2013; Leonardi et al., 2012; Prata et al., 2019). L’avere un figlio con ASD, dunque, può influire negativamente sulla salute psicologica dei caregiver, esponendoli a maggiore rischio di ansia, depressione e ridotta qualità di vita (Leonardi et al., 2012). 

Una questione saliente in letteratura riguarda il ruolo dei comportamenti problematici, quali quelli aggressivi, dirompenti, inflessibili o socialmente inappropriati. Questi comportamenti sono molto diffusi tra i bambini con disabilità e sembra che, interferendo con attività essenziali della vita familiare e scolastica, rappresentino un predittore potente di maggiori livelli di stress genitoriale e di un peggiore benessere complessivo, specialmente nelle madri (Durand et al., 2009; Hayes e Watson, 2013; Obeid e Daou, 2015). Tuttavia, le prove circa la relazione tra stress genitoriale, disturbi comportamentali e gravità dei sintomi autistici mostra esiti ancora controversi (Bonis e Sawin, 2016; Johnson et al., 2011; Tripathi, 2015). Anche certe caratteristiche individuali dei genitori, come tratti di personalità o percezione di autoefficacia, possono influenzare lo stress genitoriale: ottimismo, buona autostima e senso di coerenza rappresentano fattori protettivi significativi, mentre pessimismo e locus of control esternamente orientato ne amplificano l’impatto (Durand et al., 2009; Fulgosi-Maniak et al., 1998; Pozo e Sarría, 2014). 

Lo stress genitoriale non ha solo conseguenze sul benessere della famiglia, ma incide anche sugli esiti di trattamento dei bambini: elevati livelli di stress risultano associati a minori progressi nei programmi di intervento, nonché al rischio di drop-out terapeutico (Durand et al., 2009; Musetti et al., 2021; Peters-Scheffer et al., 2012). Al contrario, il coinvolgimento attivo dei genitori nei percorsi riabilitativi, attraverso programmi di parent-training o interventi mediati dal caregiver, sembra una strategia efficace nel ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita familiare, favorendo al contempo la generalizzazione delle abilità acquisite dai bambini (Baker-Ericzén et al., 2005; Musetti et al., 20121; Prata et al., 2019; Trembath et al., 2019). 

Nel complesso, la letteratura converge nel considerare l’ASD una delle condizioni che più intensamente mettono alla prova le risorse dei genitori e dell’intero sistema familiare. Comprendere i fattori che contribuiscono allo stress, insieme ai meccanismi che ne modulano l’impatto, è cruciale per intercettare efficacemente i bisogni psicologici dei genitori e per progettare interventi più efficaci e sostenibili. Se i genitori si percepiscono supportati, educati ed efficaci nel gestire e aiutare i propri figli, saranno effettivamente più capaci di comprenderne le necessità e fornire loro un migliore supporto di base (Prata et al., 2019). In questa cornice si colloca il presente studio, che intente indagare le possibili differenze nello stress genitoriale, in base ai livelli di funzionamento e ai problemi comportamentali dei figli con ASD o altri disturbi evolutivi, inseriti in un programma di intervento ABA basato sulla presa in carico globale della famiglia. Infine, verrà preso in considerazione il possibile ruolo della formazione dei genitori sui livelli di stress riferiti. 

Lo studio sperimentale

Obiettivi e metodo

Alla luce della letteratura sullo stress genitoriale, la presente ricerca si muove dall’ipotesi che maggiori livelli di stress, elaborazione emotiva negativa e minore orientamento positivo possano essere riscontrati nei genitori di bambini che presentano un peggiore funzionamento adattivo e maggiori problemi comportamentali, rispetto ai genitori di bambini che hanno invece migliori capacità e comportamenti adattivi. Inoltre, lo stato attuale della letteratura suggerisce che le madri di bambini con ASD siano particolarmente vulnerabili a sperimentare livelli elevati di stress genitoriale.  

Per indagare le interazioni tra caratteristiche del bambino, da un lato, e livelli di stress, stili di elaborazione emotiva e positività nei caregiver, dall’altro, è stato dunque condotto uno studio esplorativo che ha coinvolto i genitori di bambini con ASD (N = 27) o con altre diagnosi (ad es., ADHD, DOC, DOP, disabilità intellettiva; N = 10), reclutati presso il Centro Studi e Ricerche sul Comportamento di Figline Valdarno, in Toscana. Nello studio non sono stati coinvolti genitori di bambini con sviluppo tipico. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, in base a alti o bassi livelli di funzionamento adattivo e problemi comportamentali dei figli. 

L’indagine ha riguardato un campione iniziale di 38 bambini di età media 130.40 mesi (10 anni) (DS = 35.09), prevalentemente maschile (81,6%). I bambini erano inseriti in un percorso ABA (n = 33) con presa in carico globale a più livelli (individuale, familiare, scolastico) (AMDE, Monteduro, 2012), o in una terapia cognitivo-comportamentale (n = 4).  Dopo aver compilato il modulo di consenso informato, hanno preso parte allo studio 30 padri e 37 madri (N = 37 bambini). È stata così effettuata la raccolta dei dati sociodemografici e la somministrazione dei test:

  • ABAS-3 (Adaptive Behavior Assessment System Third Edition, Ferri et al., 2025), volto a valutare le competenze di adattamento dei bambini in 11 aree diverse (ad es., comunicazione, autocontrollo, socializzazione, vita a casa e a scuola, ecc.). 

  • CBCL (Child Behavior Checklist, Frigerio, 2001a, 2001b), per identificare la presenza e la gravità di problemi comportamentali.

  • PSI-4-SF (Parenting Stress Index-4- Short Form; Guarino et al., 2016), al fine di misurare i livelli di stress nelle madri e nei padri, legati al ruolo genitoriale, all’interazione con il figlio e alla percezione del bambino come difficile. 

  • PT (Positivity test; Caprara et al., 2013), per valutare la positività, sulla base di categorie stabili di giudizio che le persone tendono ad impiegare sia nella ricerca di significato, sia nell’affrontare eventi avversi e perseverare i propri interessi.

  • EPS (Emotional Processing Scale; Santonastaso e Lauriola, 2020), volto a valutare il modo in cui i genitori elaborano eventi ed esperienze stressanti, in riferimento a 5 fattori,  nello specifico: evitamento, esperienza emotiva, soppressione, emozioni non elaborate e controllo. 

Quando possibile, EPS, PT e PSI-4-SF sono stati compilati in modalità di auto-somministrazione da entrambi i genitori, mentre per gli strumenti relativi alle caratteristiche del bambino (ABAS-3, CBCL) è stata consegnata a ciascuna famiglia soltanto una copia, chiedendo che un genitore compilasse il test.

Le analisi sui livelli di stress sono state effettuate su un campione più ristretto, che ha coinvolto 15 padri e 20 madri di 20 bambini (80% maschi), a fronte dei requisiti relativi all’età del figlio per la somministrazione del test PSI-4-SF.

Sulla base dei risultati al test ABAS-3, sono stati generati due gruppi di partecipanti con alti o bassi livelli di funzionamento adattivo. Dunque, sono state condotte analisi con il test t di Student per campioni indipendenti, con associato indice di grandezza, per indagare le differenze tra genitori di bambini con basso o alto funzionamento rispetto ai livelli di stress, agli stili di emotional processing e all’orientamento positivo. Analogamente, è stata effettuata una suddivisione del campione utilizzando i punteggi ottenuti al test CBCL, per valutare le differenze di stress genitoriale associato ai problemi comportamentali del figlio. 

Risultati

Nella Tabella 1 sono presentati i risultati delle analisi effettuate per valutare le differenze negli stili di elaborazione emotiva nelle madri e nei padri di bambini con alto o basso funzionamento.

Tabella 1

Per le madri, si possono osservare differenze statisticamente significative nelle scale Emozioni non elaborate, Controllo, Esperienza emotiva e il punteggio totale, con dimensioni dell’effetto che risultano da medie a elevate (valori di d compresi tra .75 e .96). In particolare, per queste scale le madri di bambini con inferiore livello di adattamento riportano punteggi più elevati rispetto alle madri dei bambini con migliore funzionamento adattivo (Emozioni non elaborate: basso funzionamento M = 52.24, DS = 8.81 vs alto funzionamento: M = 43.72, DS = 11.93; Controllo: basso funzionamento M = 50.00, DS = 8.56 vs alto funzionamento M = 42.22, DS = 8.06; Esperienza emotiva: basso funzionamento M = 52.12, DS = 6.02 vs alto funzionamento M = 45.89, DS = 10.32; Totale: basso funzionamento M = 52.88, DS = 6.85 vs alto funzionamento: M = 44.72, DS = 11.83). Per i padri, invece, non si evidenziano differenze statisticamente significative.

La Tabella 2 riporta i risultati delle analisi sulle differenze tra genitori di bambini con basso o alto funzionamento per quanto riguarda l’orientamento positivo, misurate con il test PT. 

Tabella 2

Le madri hanno mostrato differenze statisticamente significative nelle scale di Orientamento verso sé (p<.01, d = .96) e Percezione eroica di sé (p<.05, d = .81), con punteggi peggiori nelle madri di bambini con basso livello di funzionamento (Orientamento verso il sé M = 48.18, DS = 10.48, Percezione eroica di sé M = 57.71, DS = 9.14) rispetto a quelle con figli con capacità adattive migliori (Orientamento verso il sé M = 57.53, DS = 9.63, Percezione eroica di sé M = 64.26, DS = 7.44). I padri, invece, non hanno mostrato alcuna differenza statisticamente significativa per quanto riguarda le dimensioni della positività, in relazione al funzionamento adattivo dei figli. 

Nella Tabella 3 sono presentati i risultati delle analisi effettuate per indagare le differenze nei livelli di stress genitoriale, misurato con il PSI-4-SF in relazione al grado di funzionamento adattivo del bambino. 

Tabella 3

In questo caso, non sono state osservate differenze statisticamente significative tra genitori di bambini con basso e alto funzionamento. Probabilmente ciò può essere giustificato dalla ridotta dimensione campionaria utilizzata per le analisi sui punteggi ottenuti al PSI-4-SF. In effetti, osservando i punteggi nei padri, si riscontrano associati indici di grandezza dell’effetto di valore medio per le scale Stress (p=.37, d=.51) e Dominio genitore (p=.29, d=.62), che rivelano una tendenza non trascurabile dei padri di bambini con peggiore adattamento a riferire maggiori livelli di stress (M = 95.00, DS = 3.65) e punteggi superiori nel Dominio genitore (M = 82.75, DS = 16.38) rispetto ai padri di bambini con migliore funzionamento generale (Stress: M = 84.09, DS = 22.98; Dominio genitore: M = 66.82, DS = 26.51).

Inoltre, diversamente dalle attese, i punteggi medi dei genitori di bambini con peggiori capacità di adattamento suggeriscono una tendenza dei padri a riferire esiti di stress peggiori, in ciascun dominio, rispetto alle madri. Infatti, se le madri tendono a riportare punteggi medi che si attestano in fascia lievemente borderline (M = 86.57; PSI-4-SF borderline 85-90), i padri invece registrano un punteggio medio che ricade in fascia clinica (M = 95.00; PSI-4-SF 90-95).

La tabella 4 illustra i punteggi ottenuti nei domini di stress genitoriale, misurati con il test PSI-4-SF, in base alla presenza e gravità di problemi comportamentali nel bambino, misurati con il test CBCL.

Tabella 4

Nessuna differenza statisticamente significativa è stata riscontrata nei punteggi di stress in funzione dei problemi comportamentali infantili. Il campione su cui sono state condotte le analisi aveva, anche in questo caso, un’ampiezza ridotta che potrebbe spiegare tale assenza di significatività statistica. 

Analogamente a quanto osservato in relazione al funzionamento adattivo del figlio, i punteggi medi suggeriscono che i padri tendono a riportare livelli di stress superiori alle madri se il figlio manifesta maggiori problemi comportamentali: le madri riportano un punteggio medio di stress che si colloca entro i limiti della norma (M=83.89; PSI-4-SF limiti normali 65-85), mentre il punteggio medio di stress dei padri risulta clinicamente significativo (M=92.00; PSI-4-SF livello clinici 90-95). 

Discussione dei risultati e conclusioni

I risultati preliminari del presente studio mostrano un quadro articolato delle differenze tra madri e padri di bambini con ASD o altre diagnosi, che presentano alti o bassi livelli di funzionamento adattivo, sia negli stili di elaborazione emotiva sia nell’orientamento positivo. In particolare, le madri appaiono più sensibili all’influenza del funzionamento adattivo dei figli, evidenziando punteggi più elevati nelle dimensioni dell’EPS legate alle emozioni non elaborate, al controllo e all’esperienza emotiva, quando i bambini presentano un livello adattivo inferiore. Analogamente, le madri di bambini con peggiore funzionamento hanno riportato punteggi inferiori nella positività legata all’orientamento verso sé e alla percezione eroica di sé. 

Al contrario, i padri non hanno mostrato variazioni rilevanti in funzione del livello di adattamento dei figli, né rispetto agli stili di emotional processing né per ciò che concerne l’orientamento positivo.

Le analisi esplorative sui livelli di stress genitoriale, invece, hanno suggerito un dato controtendente rispetto alla letteratura: nonostante l’assenza di differenze statisticamente significative, il punteggio medio di stress percepito dai padri risulta non solo superiore a quello delle madri, ma anche di valore clinicamente rilevante, quando il figlio manifesta un peggiore grado di adattamento o problemi comportamentali. Questo risultato contrasta con la maggior parte delle evidenze, che segnalano livelli di stress più alti nelle madri di bambini con ASD, nonché più elevati sovraccarichi emotivi e fisici (Aguiar e Pondé al., 2019; Leonardi et al., 2021; Naznin et al., 2020; Pozo e Sarria, 2014). Tuttavia, questa apparente incoerenza potrebbe essere spiegata dal contesto specifico della presente ricerca. Infatti, nel nostro campione le madri risultavano più frequentemente coinvolte nelle attività formative e nei percorsi di supporto connessi all’intervento ABA, avendo così la possibilità di maturare strategie più efficaci di gestione educativa e comportamentale. Tale ipotesi trova riscontro negli studi che hanno dimostrato come i programmi di parent-training producano una riduzione significativa dello stress soprattutto nelle madri, mentre per i padri non sempre si osservano benefici altrettanto evidenti (Baker-Ericzén et al., 2005). 

È possibile, dunque, che le madri del nostro campione abbiano sviluppato risorse di coping più funzionali, che potrebbero aver contribuito ad una mitigazione dei livelli di stress percepito. Tuttavia, la maggiore vulnerabilità sul piano emotivo e di positività potrebbe riflettere la loro posizione di principali caregiver, più esposte alle difficoltà del figlio ma anche più direttamente attrezzate per gestirle. 

Nel complesso, le tendenze osservate aprono interessanti prospettive di ricerca: da un lato, indagare longitudinalmente l’effettivo impatto della formazione e del parent training sui livelli di stress genitoriale; dall’altro, approfondire il ruolo del carico legato al caregiving in relazione alle differenze osservate nei livelli di stress. 

Tra i limiti dello studio va menzionata la ridotta numerosità campionaria, che potrebbe aver condizionato la possibilità di osservare differenze statisticamente significative, oltre all’assenza di gruppi di controllo destinatari di altri tipi di intervento o con genitori non coinvolti in percorsi formativi. Sarà importante ampliare i campioni, includere genitori di bambini con altre disabilità e inseriti in diverse tipologie di percorsi, nonché adottare un approccio longitudinale per comprendere meglio le dinamiche nel tempo. 

In conclusione, i nostri dati preliminari confermano la rilevanza di monitorare lo stress genitoriale in famiglie con bambini con ASD, ma suggeriscono anche che i programmi di intervento basati sulla presa in carico globale e sul coinvolgimento diretto dei genitori possano rappresentare un fattore protettivo, in particolar modo per le madri. Tali evidenze rafforzano l’importanza di promuovere la partecipazione di entrambi i genitori nei percorsi formativi e di supporto, al fine ridurre lo stress, migliorare le competenze educative e sostenere il benessere dell’intero nucleo familiare. 

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Gli autori

Fiorella Monteduro

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale ed Analista del comportamento. Ha avuto collaborazioni scientifiche con Enti della ricerca italiana come la Fondazione Mario Negri e l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, l'IMR (Italian Medical Research) e il CTF (Camillian Task Force). Ha pubblicato diversi articoli sulle abilità prosociali, autocontrollo e ADHD. Svolge attività di formatore di psicologi, medici ed insegnanti. Svolge attività cliniche e di ricerca nel campo della psicoterapia e training di abilità prosociali per l'autismo ad alto funzionamento. Dal 2023 è C.E.O., Fondatrice e Direttrice del Centro Studi e Ricerche sul Comportamento, società iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana.

 

Martina Chiesi

Dottoressa in Psicologia Clinica e della Salute e Neuropsicologia, svolge attività libero professionale nel campo della terapia A.B.A. per i disturbi dello spettro autistico. I suoi principali interessi riguardano la diagnosi e l’intervento nell’ambito della psicopatologia dell’età evolutiva.