L’ora del cuore / Indicting the 45th President
di Andrea Castiello d'Antonio
L’ora del cuore. 22 brevi lezioni su vulnerabilità, connessione, cambiamento
Irvin D. Yalom, Benjamin Yalom
Neri Pozza, 2025, pp. 277
€ 20,00
Questo ultimo libro di Irvin David Yalom (nato a Washington il 13 giugno 1931) rappresenta una sorpresa, una piacevole sorpresa. Come altri suoi lavori pubblicati negli ultimi anni si tratta di un testo che potrà essere apprezzato da ogni psicoterapeuta: sicuramente dai più giovani, per la quantità e qualità di riflessioni e esperienze che porta con sé, ma anche dai più anziani, perché è un libro scritto da un anziano terapeuta, ultranovantenne. E proprio nel fattore età il testo ha le sue radici.
Perché Irvin Yalom, psicoterapeuta, scrittore, già professore emerito di psichiatria (Stanford University School of Medicine) ampiamente conosciuto per opere come Il dono della terapia, Sul lettino di Freud, Il senso della vita e Psicoterapia esistenziale – per citarne solo alcune, quelle più direttamente collegate alla terapia (tutte tradotte e pubblicate in Italia dall’editore Neri Pozza) – ha avvertito la necessità di scrivere questo originale testo? E di scriverlo avvalendosi della collaborazione del figlio Benjamin?
La risposta emerge sotto una duplice luce: da un lato questo testo si colloca in continuità con i precedenti, sostenuto dalla necessità e dal desiderio dell’autore di comunicare e socializzare la propria esperienza e direi, senza timore di esagerare, la propria saggezzaumana, prima ancora che clinica e psicoterapeutica. Dall’altro, Yalom spiega proprio nelle prime pagine introduttive che, avviandosi verso i novantatré anni di età, è stato spinto dal desiderio di non abbandonare del tutto l’attività clinica ma di renderla praticabile senza dover seguire a lungo il paziente (senza impegnarsi nelle terapie a lungo termine). Quindi per mezzo della consultazione, del colloquio di consultazione (una modalità di rapporto con il paziente che, un tempo, era abbastanza diffusa ma oggi sembra essere poco praticata, almeno nel nostro Paese).
In realtà, in un colloquio di consultazione ben fatto vi è molto, e ciò che narrano Irvin e Benjamin rappresenta in modo vivido e attento le innumerevoli situazioni e dinamiche che possono svilupparsi nella consultazione – da non confondere né con il counselling, né con ciò che oggi va sotto il nome di terapia a seduta singola. Al proposito, Yalom è esplicito: “Non sono un sostenitore della terapia breve, e voglio mettere in chiaro che non sto in alcun modo proponendo questo modello basato su una seduta singola come una forma completa di terapia” (p. 33). Infatti, Yalom è da sempre col-legato alla psicoterapia esistenziale propugnando un modello di psicoterapia esplorativa in cui sia possibile, nel tempo, affrontare anche i grandi temi della vita, il suo significato e il senso di identità del paziente.
In tal senso l’autore critica l’orientamento – sostenuto in USA dalle compagnie assicurative – ad effettuare terapie brevi orientate ai sintomi, a bassa intensità (con un numero di sedute contingentato) di genere superficiale, ma basate sulle cosiddette evidenze: un mondo in cui la terapia cognitivo-comportamentale sembra emergere come l’unica affidabile e praticabile a totale discapito di ogni altra.
Entrando nello specifico dei ventidue capitoli che compongono il testo, ognuno dei quali è dedicato ad un paziente specifico e alla sua ora di terapia, si deve notare che Yalom qui narra di terapie effettuate online, con pazienti di diversa estrazione socio-culturale, portatori delle problematiche più diverse; ma in ciascuna ora di terapia l’autore non trascura di mettere in gioco se stesso, spesso richiamando episodi o fasi della propria stessa vita – vedi anche le sei pagine finali di Il dono della terapia (scritto quando Yalom era sulla settantina) in cui l’autore parla di sé e della sua storia – sollecitando il paziente ad entrare in sintonia e in contatto autentico pur nel tempo ristretto dell’ora di consultazione. Sono quindi molto interessanti i tanti esempi di self-disclosure disseminati nel testo.
Yalom conduce le sue consultazioni con cura ma spesso è portato ad accelerare processi che, in contesti di psicoterapia a media-lunga durata, sarebbero stati più fluidi e graduali. Ma anche su questo punto l’autore si espone, ci riflette e si autocritica, come in queste riflessioni rivolte a una paziente di mente particolarmente dura: “Ero stato di nuovo piuttosto diretto… Era anche possibile che la mia interpretazione fosse sbagliata… Ancora una volta ero stato piuttosto perentorio, insistendo sulle connessioni tra i traumi dell’infanzia e le paure del presente invece di aiutarla a vedere da sola quelle connessioni. Ma non c’era stato il tempo!” (p. 167).
Come si può intuire si tratta di un testo polifonico, fondamentalmente impossibile da sintetizzare proprio per la ricchezza di storie di vita e di problematiche psicologiche che sono discusse. Ed è proprio questo che rende il libro di spessore e di interesse per il lettore comune e di notevole utilità per il lettore professionista del campo Psy al quale Yalom ricorda che di aver “scritto moltissimo sull’importanza di una terapia individuale per i terapeuti” (p. 63), richiamando in diverse sue opere i rischi personali e professionali che può correre lo psicoterapeuta non adeguatamente preparato.
Una nota sulla traduzione del titolo: in inglese suona Hour of the Heart: Connecting in the Here and Now e appare assai più in linea sia con il contenuto, sia con l’ispirazione che ha condotto Irvin Yalom verso il suo esperimento, per così dire, di colloqui di consultazione.
Di Irvin Yalom non si può infine dimenticare il contributo offerto alla psicoterapia di gruppo – basti ricordare il classico manuale Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo (Torino: Bollati Boringhieri, 2009; ediz. orig. 2005) scritto con Molyn Leszcz.
Indicting the 45th President Boss Trump, the GOP, and What We Can Do About the Threat to American Democracy
Gregg Barak
Routledge, 2024, pp. XXXIV+340
€ 20.79, Paperback (Hardback € 140.00)
Gregg Barak, professore emerito di Criminology and Criminal Justice presso la Eastern Michigan University è un noto criminologo nordamericano, autore di numerosi scritti, tra i quali Criminology on Trump (2022), Unchecked Corporate Power. Why the Crimes of Multinational Corporations are Routinized Away and what we can do about it (2017) e The Routledge International Handbook of the Crimes of the Powerful (2015), tutti editi da Routledge.
Indicting the 45th President rappresenta il sorprendente e sconcertante sequel di Criminology on Trump: due testi scritti con maestria, ricchi di riferimenti precisi e analisi rigorose su fatti e circostanze che sono illustrate e argomentate con stile chiaro e lineare. Ed è subito da notare che si tratta di due libri probabilmente ancora oggi unici nel loro genere: proprio perché scritti da un criminologo essi si distinguono dalle migliaia di volumi e articoli che nel corso degli anni hanno analizzato e discusso la personalità, le gesta e i ruoli incarnati da Donald J. Trump dal punto di vista della psichiatria, della psicoanalisi e della psicologia clinica – un ottimo esempio di questo genere è il testo a firma di Allen Frances Il crepuscolo di una nazione. L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (2017; tr. it.: Bollati Boringhieri, Torino, 2018).
La novità di questa ultima opera di Barak sta nell’applicazione delle dimensioni concettuali della criminologia per giungere a costruire un quadro ampio e sofisticato del fenomeno Trump, rivolgendo l’attenzione a elementi come le strategie di comunicazione e di narrazione, l’aggressività rivolta contro chiunque abbia l’ardire di intralciarlo, la capacità di utilizzare norme e regolamenti a proprio favore, l’utilizzo dei social media e dei supporter, la disinformazione come tecnica di manipolazione e la spettacolarizzazione dei fatti.
Penetrando più a fondo nelle vicende di un soggetto denominato, di volta in volta Racketeer-in-Chief, Teflon Don, Mobster-in-Chief, Outlaw-in-Chief, Boss Trump, Projector-in-Chief, Plaintiff-in-Chief, Manipulator-in-Chief, Corrupter-in-Chief, Anarchist-in-Chief, Toddler-in-Chief, l’autore ricostruisce le indagini che hanno visto protagonista DJT in relazione ai procedimenti giudiziari e ai casi di frode finanziaria (si veda la Trump Organization).
Al di là dell’analisi concernente DJT, l’autore chiama in causa le dinamiche strutturali del potere politico, economico e mediatico negli Stati Uniti di oggi, evitando di redigere un pamphlet anti-Trump e senza scivolare sulla china del sensazionalismo o della demonizzazione, mantenendo lo stile dello studioso, del ricercatore che, pazientemente, individua e riannoda i fili di eventi molto complessi, non trascurando mai il rigore metodologico e il riferimento a molteplici fonti affidabili e convergenti.
Dal punto di vista della sociologia dei media il caso Trump mostra come sia possibile costruire pseudo-verità alternative e narrazioni fantasiose ma credibili – e, infine, credute!
In tal senso, nell’era della post-verità e delle pandemie digitali, sia Trump, sia Putin stanno dando prova di riuscire a giocare con un potere immenso, intriso di poteri mediatici e polarizzazioni ideologiche, con forti impatti sulle popolazioni soprattutto laddove il terreno sia stato già ampiamente arato dalla disinformazione o dalla manipolazione (meglio ancora se in presenza di culture appiattite e povere che non hanno nemmeno l’interesse di distinguere il vero dal falso).
Il testo si colloca così nell’ambito degli studi sulla devianza delle élite, sulla delinquenza morale dei colletti bianchi, dei crimini del potere, delle malattie del potere, evitando accuratamente di lanciare accuse non corroborate da fatti e tenendosi molto lontano dall’esprimere giudizi e insinuazioni generiche.
Ciò che ci dice Gregg Barak in queste pagine può ben essere letto nell’ottica degli stili di leadership, delle modalità con le quali sono esercitate autorità e potere, comando e controllo, osservando, ad esempio, l’esercizio della leadership come la gestione di un insieme complesso di eventi sociali e comunicazionali che utilizzano le due grandi leve che muovono le persone: le paure, e i bisogni-desideri. Del resto, ciò che testimonia il caso Trump è il potenziale distruttivo endemico che si nasconde in ciascun essere umano e che si manifesta in modo eclatante nel momento in cui il soggetto in questione è posto ai vertici delle piramidi organizzative e istituzionali. Non a caso si parla, oggi, delle numerose forme di leadership tossica e di management abrasivo che possono così fortemente inquinare e destabilizzare ambienti socio-organizzativi altrimenti sani ed efficaci nel raggiungimento del risultato. Ecco dunque emergere un’ulteriore considerazione relativa al necessario controllo, bilanciamento dei poteri e sfere di azioni nei C-Level e nelle alte sfere della leadership – un sistema di monitoraggio costante che, tra l’altro, consentirebbe di evitare carriere folgoranti costruite su narrazioni e manipolazioni.
Ancora più oltre, direi che emerge il classico e mai tramontato potere di esempio che i soggetti ai vertici delle piramidi istituzionali e organizzative incarnano agli occhi di tutti, non solo dei propri followers, e una delle considerazioni amare e ad ampio spettro che si può fare è proprio relativa all’effetto corrosivo che tali esempi pubblici potranno avere sui cittadini e sul senso stesso di cittadinanza attiva. Rimane la domanda sui meccanismi che inducono persone normali ad appoggiare e sostenere manager e leader distruttivi (o, almeno, a far finta di niente): un fenomeno che, ad esempio, si nota nelle dimensioni socio-organizzative perverse del bossing e del mobbing.
Ecco, dunque, come un testo come questo a firma di Gregg Barak può insegnare molto sulla gestione del potere e dell’autorità nei sistemi complessi e sul sano/malato esercizio della leadership nel mondo post-moderno e liquido che oggi viviamo.Indicting the 45th President Boss Trump, the GOP, and What We Can Do About the Threat to American Democracy
L'autore
Andrea Castiello d’Antonio
È psicologo e psicoterapeuta, già Professore straordinario presso l’Università Europea di Roma, esercita attività libero-professionale nelle aree della psicoterapia, della psicologia clinica, e della psicologia delle organizzazioni. Esperto di psicodiagnosi e testing psicologico, si occupa di campi specifici come la psicologia militare e la psicologia dell’aviazione, è membro delle maggiori associazioni internazionali e svolge attività di consulenza editoriale a favore di riviste e case editrici di psicologia. Nell’area della psicologia del lavoro è consulente indipendente di management, gestione, formazione, valutazione e sviluppo del capitale umano, svolge attività di executive coaching e orientamento professionale. Nell’area della psicologia clinica opera come psicoterapeuta in setting individuali e di coppia per mezzo di psicoterapie dinamiche brevi e a medio-lungo termine, e svolge consulti e consulenze psicologiche.
Cultore di storia della psicoanalisi ha scritto la prima biografia italiana su Karl Abraham (1981). Ha pubblicato un migliaio di recensioni, oltre 200 articoli scientifici e divulgativi e 26 volumi. Tra i libri più recenti: L’aggressività distruttiva nel mondo del lavoro. Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa (2024); Scegliere lo psicoterapeuta. Una guida per pazienti e terapeuti (2022); Il capitale umano nelle organizzazioni. Metodologie di valutazione e sviluppo della prestazione e del potenziale (2020); Conflitti. Come leggere e gestire i contrasti per vivere bene (2019) scritto con Luciana d’Ambrosio Marri; Interviste e colloqui nelle organizzazioni. Metodi per un dialogo efficace nei contesti organizzativi e istituzionali (2015); La selezione psicologica delle risorse umane (2015); Come quando e perché la formazione non funziona (2014); L’assessment delle qualità manageriali e della leadership (2013); La paura di volare (2012).