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Rassegna stampa #122

Tra connessione e disimpegno: i bisogni psicologici nell'era delle piattaforme digitali

L'utilizzo smodato delle piattaforme digitali ha innescato un profondo cambiamento nelle abitudini dei consumatori. Uno studio recente ha esplorato questo fenomeno nel contesto urbano indiano, integrando due costrutti psicologici per analizzare i comportamenti degli utenti: la Self-Determination Theory (SDT) per spiegare le motivazioni all'uso (engagement) e la Behavioral Reasoning Theory (BRT) per esaminare le ragioni di abbandono (disengagement). L'obiettivo della ricerca è proporre un framework integrato SDT-BRT in grado di mappare le complesse dinamiche che spingono gli individui a coinvolgersi o a ritirarsi da tali ambienti digitali.
La SDT postula che la motivazione intrinseca di una persona sia guidata dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici primari. Il primo di questi è l'autonomia, denota una forte differenziazione generazionale: i giovani adulti (Gen Z) apprezzano la libertà di adattamento e personalizzazione delle piattaforme; i Millennial valorizzano la gestione strategica delle notifiche; la Gen X esercita un'autonomia "difensiva", focalizzandosi sulla tutela della privacy. Il secondo bisogno riguarda la competenza, dove gli utenti sviluppano un senso di autoefficacia e realizzazione imparando a navigare abilmente, raggiungendo obiettivi e acquisendo nuove competenze all'interno dell'ambiente digitale. Terzo e ultimo, le relazioni, per cui le funzionalità social permettono di mantenere e nutrire i legami, risultando particolarmente cruciale in una cultura collettivista.
Per quanto riguarda l’analisi delle strategie di disimpegno attraverso le lenti della BRT, lo studio evidenzia come le dinamiche stesse delle piattaforme generino barriere psicologiche e repulsione: sono presenti preoccupazioni per la privacy, come la paura di subire frodi, l’uso compulsivo porta inoltre i soggetti a sentirsi dipendenti e in colpa (in conflitto col bisogno di autonomia). Un’altra problematica riguarda il sovraccarico di contenuti che porta stress e affaticamento cognitivo; infine il continuo scrolling (doom scrolling) porta al deterioramento del benessere fisico. I risultati confermano che l'interazione con le piattaforme varia profondamente in base al ciclo di vita: mentre la Gen Z ricerca costantemente la connessione per supportare il proprio senso di identità sociale, la Gen X predilige un uso altamente selettivo e protettivo. Il framework integrato dimostra, in sintesi, che il medesimo ambiente digitale può attrarre o respingere l'utente a seconda di come impatta sui suoi bisogni psicologici fondamentali.

Baber, P., Baber, R., Dixit, A., & Al Hajj, R. (2026). "Motivation and reasoning" - Exploring the psychological aspects of digital platform engagement. Social Sciences & Humanities, Open, 14, 103114.

Oltre la performance: un nuovo approccio inclusivo al Social Emotional Learning

Il Social and Emotional Learning (SEL) è ormai divenuto una componente centrale nelle strategie scolastiche volte a contrastare il bullismo e promuovere il benessere generale degli studenti. Questi programmi si affidano solitamente a metodi partecipativi che richiedono discussioni pubbliche, risposte verbali rapide e simulazioni comportamentali (role-play). Questi approcci hanno contribuito positivamente al clima scolastico. Rimane però un problema: l'enfasi sulla reattività e sull'esposizione pubblica può generare inavvertitamente delle barriere d'accesso per alcuni studenti. Per coloro che presentano profili di neurodivergenza o variabilità nelle funzioni esecutive, nell'elaborazione del linguaggio o nella comunicazione sociale, queste richieste aumentano in modo significativo il carico cognitivo e lo stress emotivo. Tutte queste variabili pongono limitazioni. Per superarle, uno studio recente propone di integrare i principi dell'Universal Design for Learning (UDL) all'interno di un modello innovativo definito Perspective-Awareness Framework. Questo paradigma sposta il focus dalla performance comportamentale alla creazione di ambienti psicologicamente sicuri, riducendo proattivamente le barriere senza forzare i ragazzi in dinamiche escludenti. Il framework si articola in quattro principi fondamentali di progettazione. Noticing Before Responding: si incoraggiano gli studenti ad analizzare le dinamiche sociali ed emotive prima di dover generare una soluzione, riducendo così la pressione in tempo reale. Narrative-Based Psychological Distance: si usano scenari narrativi fittizi per permettere di esplorare le emozioni garantendo una distanza di sicurezza psicologica, evitando l'esposizione personale diretta. Agency Without Public Performance: il concetto di “agency” viene ampliato, riconoscendo il valore dell'introspezione e delle scelte interne, slegando lo sviluppo emotivo dalla sola espressione verbale o dal confronto aperto.
Multiple Modes of Engagement: vengono offerte molteplici opzioni flessibili di partecipazione, garantendo che l'autonomia dello studente venga rispettata. In conclusione, la ricerca non sminuisce il valore dell'acquisizione di competenze comportamentali, ma sottolinea come l'accesso degli studenti debba necessariamente precedere le aspettative di prestazione. Riformulare il SEL in quest'ottica assicura che gli sforzi per ridurre il bullismo non finiscano per escludere proprio quegli studenti che i programmi di inclusione mirano a supportare, permettendo a tutti di elaborare e comprendere profondamente le dinamiche relazionali.

Cavallaro, L. (2026). Rebalancing participation: A perspective-awareness framework to increase access in bullying-related social and emotional learning. Social and Emotional Learning: Research, Practice, and Policy, 8, 100208.

Decostruire il pregiudizio: il modello scozzese per un SEL trasformativo e inclusivo

Gli studenti LGBT affrontano elevati livelli di stress della minoranza nella società odierna. Per diminuire questo stress ci si affida ai tradizionali programmi di Apprendimento Socio-Emotivo (SEL). La sua versione tradizionale omette la diversità sessuale e di genere, rischiando di reiterare paradigmi cis-eteronormativi, inducendo un possibile dannoso masking a livello emotivo. Uno studio scozzese affronta questa problematica. La Scozia è pioniera del tema dell'educazione inclusiva LGBT, con un focus sui laboratori dell'ente TIE (9-12 anni) per decostruire l’omofobia e gli stereotipi. La metodologia impiega un case study qualitativo con osservazioni e interviste. L’esperimento utilizza il framework CASEL composto da cinque domini e diciotto capacità, applicato attraverso la lente concettuale del "SEL trasformativo", che fonde i concetti della giustizia sociale e dell’alfabetizzazione affettiva. I risultati dimostrano che i laboratori ottimizzano i processi socio-cognitivi. L'utilizzo combinato di interazioni dialogiche e scenari narrativi stimola in modo positivo il “mental state language”, rendendo espliciti i processi psicologici ed emotivi sottostanti ai comportamenti. È interessante notare come l'analisi evidenzia un'attivazione preponderante delle capacità di consapevolezza sociale (ossia l’assunzione di prospettiva, l’identificazione di norme inique e le variabili sistemiche) e dell’autoconsapevolezza (ossia l’esame sistematico dei bias e della loro decodifica emotiva). Tramite l'esercizio pratico di queste competenze, gli allievi imparano a mappare l'impatto psicologico del pregiudizio, convertendo l'empatia in agency personale e collettiva per contrastare costruttivamente le pressioni del gruppo e il linguaggio omofobico. In conclusione, possiamo affermare che lo studio consolida due implicazioni: in primo luogo, posizionare il SEL inclusivo nella fase antecedente al consolidamento delle dinamiche basate sullo status tipiche dell'adolescenza, genera comportamenti prosociali significativamente più resilienti. In secondo luogo, l'inquadramento curriculare dei temi LGBT come elemento fondante per lo sviluppo di abilità socio-emotive universali, contribuisce a mitigare i meccanismi di identity-threat e le resistenze sociopolitiche, favorendone una concreta scalabilità. 

Ciszek, D. M. (2026). Social and emotional learning in practice: An instructional case study of Scotland's approach to address gender stereotypes and homophobia in upper primary schools. Social and Emotional Learning: Research, Practice, and Policy, 7, 100187. 

Vivere il lutto giorno per giorno: l'apporto dei metodi longitudinali intensivi (ILM) nella ricerca

La morte di un proprio caro è uno degli eventi traumatici più comuni che possono accadere alle persone. Le reazioni alla perdita sono teorizzate come dinamiche fluttuanti e legate al contesto della vita quotidiana; nonostante questo, nessuno studio fino ad ora aveva sintetizzato questa dinamicità in modo sistematico. Una recente revisione ha cercato di analizzare l'impatto della perdita in tempo reale esaminando studi basati su metodi longitudinali intensivi (ILM). I metodi utilizzati includono i Daily Diary (DD), in cui ai partecipanti è richiesto di riportare per iscritto le loro esperienze una sola volta al giorno per più giorni, e gli Ecological Momentary Assessment (EMA), che prevedono invece misurazioni multiple nell'arco della stessa giornata. Gli obiettivi principali della revisione sono tre: 1) identificare e presentare una panoramica dei metodi, delle caratteristiche e della qualità dei report degli studi ILM sul lutto; 2) fornire una sintesi dei risultati sul funzionamento psicologico, sociale e fisico quotidiano; 3) discutere i punti in comune tra gli studi per formulare direttive per la ricerca futura. Riguardo alle emozioni, la regolazione maladattiva, come la ruminazione e la preoccupazione, risulta correlata a una minore salute mentale. Al contrario, le emozioni positive, il controllo percepito e la resilienza come tratto di personalità sono legati a una salute mentale migliore. Per quanto riguarda la qualità del sonno, sono stati trovati risultati incongruenti, rendendo necessaria più ricerca per districare queste dinamiche. A livello relazionale, le reazioni al lutto dei genitori che hanno perso un figlio sono interdipendenti e si manifestano all'interno della relazione con il partner. La ricerca a riguardo deve però ancora misurare l'impatto relazionale quotidiano per trarre conclusioni definitive.
Infine, per quanto riguarda gli studi EMA, i tassi di conformità e i feedback indicano che è un metodo di ricerca accettabile e fattibile, nonostante i pochi studi disponibili. A livello di reattività dei soggetti, i dati suggeriscono che la partecipazione a questi studi non è dannosa. Il monitoraggio quotidiano coincide con una riduzione dei sintomi di lutto prolungato (PGD), potendo potenzialmente alleviare il distress emotivo dei partecipanti. Tali scoperte si allineano alle teorie CBT che sottolineano l'importanza dei pensieri negativi nel mantenimento del lutto e confermano la necessità di un approccio di ricerca dinamico.

Ergun, T. D., Topal, M. A., ten Klooster, P. M., Westerhof, G. J., Bohlmeijer, E. T., e Lenferink, L. I. M. (2026). Daily life after the death of a loved one: A systematic review of daily diary and ecological momentary assessment studies. International Journal of Clinical and Health Psychology, 26, 100693.