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Roberto Mattei

di Jacopo Tarantino

A pochi tra i lettori di questa rivista il suo nome dirà qualcosa, ma Roberto Mattei ha dato un non piccolo contributo alla crescita della psicologia applicata in Italia. Dalla metà degli anni ottanta al 2006, ha diretto per vent’anni O.S. Organizzazioni Speciali (oggi Giunti Psychometrics), portandola a diventare un’azienda di respiro internazionale (è del 2002 la fondazione di O.S. Hungary), da piccolo editore a conduzione quasi amatoriale che era (ancora nel 1988, soltanto sei erano le persone che ci lavoravano). 
Quando Giunti lo incaricò di tirare fuori qualcosa da quello strano oggetto che gli era capitato tra le mani quasi per caso, Mattei nulla sapeva di psicologia e tanto meno di test (si era, sì, occupato della promozione delle riviste Giunti, tra cui Psicologia Contemporanea, ma ben altra cosa erano la psicometria e la misura scientifica del comportamento umano…). Ma aveva dalla sua intelligenza, curiosità di sapere, umiltà, oltre a determinazione e una non comune capacità imprenditoriale (agì sempre per il bene dell’azienda, e quindi del testing, più che per mero mandato dell’azionista – e questo gli causò qualche amarezza e, in ultimo, l’ingratitudine di un mancato riconoscimento). Seppe quindi affidarsi, senza farsene sopraffare, alla competenza degli esperti, in primis Saulo Sirigatti, con il quale volò negli Stati Uniti, lui che non padroneggiava l’inglese, a trattare con Psychological Corporation per le scale Wechsler, con CPP per il California Personality Inventory e il MBTI, con IPAT per il 16PF (TPC, CPP, IPAT, marchi o aziende scomparse da tempo, assorbite dai grandi gruppi nel rivolgimento di fine anni novanta…) e soprattutto con la University of Minnesota Press per l’introduzione in Italia del MMPI e la sua informatizzazione. Fu infatti Mattei a convincere gli americani della necessità di una versione abbreviata e computerizzata, quindi utilizzabile a fini di valutazione militare (immaginatevi, somministrare un test così lungo a centinaia di ragazzi chiamati alla visita di leva…): in un’epoca in cui i lettori ottici si caricavano dall’alto e non scansionavano i moduli di risposta ma “leggevano” i pallini neri impressi dalla biro sui cerchietti “vero”/“falso” e nell’Esercito non c’erano quasi psicologi, ma periti selettori, tutta la popolazione maschile italiana veniva regolarmente testata a 18 anni con uno strumento “valido e attendibile”, psicometricamente fondato e standardizzato per il contesto italiano, per la prima volta. Un successo senza pari, di cui si risente ancora (quasi quarant’anni dopo) l’onda lunga: tutte le Forze Armate e di Polizia continuano a utilizzare, chi più chi meno, una o l’altra delle versioni del MMPI…
Successo che Mattei seppe ripetere, seppure in misura minore, con Magellano – batteria di orientamento universitario messa a punto da Salvatore Soresi, proposta, grazie a un accordo con BNL (ancora l’istinto imprenditoriale!), a migliaia di studenti delle scuole superiori.
Consapevole che un’azienda che non cresce muore, era sempre alla ricerca di un’ulteriore opportunità: con alterne fortune batté la strada dei test per la valutazione delle risorse umane, una strategia che lo portò a proporre (tra i primi in Italia) un Master in Psicosociologia dell’organizzazione e del lavoro (con Gianvittorio Caprara e Francesco Avallone), a fondare con Andrea Castiello d’Antonio un mensile di otto pagine (Newsletter Risorse Umane in Azienda) e a costituire una OS Consulting.
Sotto la sua guida – e magari vincendone lo scetticismo (ma era proprio una sua qualità essere in grado di riconoscere che il suo primo giudizio poteva essere sbagliato) – sono giunti in Italia test come l’ADOS, le Vineland, le Griffiths, le SCID, la Leiter, solo per citarne alcuni. E tra gli italiani non si può non ricordare le Prove MT (perno di una lunga collaborazione con Cesare Cornoldi per gli strumenti dedicati alla scuola che continua ancor oggi, seppure in modalità differenti), il CBA di Bertolotti, Michielin, Sanavio, Vidotto e Zotti, e soprattutto il Big Five Questionnaire (BFQ) del gruppo di Caprara, a lungo il test italiano più venduto per le risorse umane, tradotto anche in altre lingue.
Non va poi dimenticato il sostegno dato alla Società Italiana di Psicologia (SIPs) e, di riflesso, all’allora nascente Ordine degli Psicologi: con lungimiranza, Mattei si fece carico dell’onerosissimo lavoro di realizzazione, in forma di libro da distribuire gratuitamente, dell’elenco dei primi iscritti all’Ordine, i primi psicologi “ufficiali” (ed era un’epoca dove non solo non esisteva internet, ma nemmeno era utilizzato il pacchetto Office…). Era questa la sua modalità di agire: creatività commerciale là dove a nessuno sarebbe venuto in mente, nell’interesse tanto dell’azienda che del mondo della psicologia.
Quando me ne parlò per la prima volta, Sergio Giunti me lo descrisse come “un trentino duro ma corretto” e io, che ho lavorato con lui per oltre quindici anni, ne posso testimoniare tanto la severità, la sobrietà e l’asciuttezza – da “montanaro” – nei rapporti di lavoro, quanto l’estrema onestà intellettuale e morale. Mai commise una scorrettezza nei confronti di dipendenti o collaboratori (fossero consulenti o autori), pur negli immancabili errori di valutazione, che sono poi quelli che facciamo tutti.
“Montanaro”… era infatti nato a Trento e non si trovava probabilmente a suo agio con l’amore tutto fiorentino per la battuta, spesso fuori luogo, e con un certo disordine e lassismo, lui che aveva un’etica del lavoro d’altri tempi (si preoccupava di aggiornare i prezzi del catalogo – centinaia di articoli! – quando andava in villeggiatura a Castelrotto, tra le sue amate Dolomiti: “tanto per riempire il tempo quando piove e non si può andare per passeggiate”, si giustificava…).

Roberto Mattei è scomparso il 10 giugno scorso, quando stava per avere inizio la 36a conferenza ETPG, quell’European Test Publishers Group che lo aveva visto tra i fondatori nel 1991, a Windsor, e che già un anno dopo avrebbe voluto trasformare da semplice gruppo informale a una vera associazione dotata di un proprio statuto e di finalità ben definite. Ma era in anticipo sui tempi e i colleghi stranieri non vollero seguirlo, preferendo tenere un profilo basso. Ci vollero sette anni, a Copenaghen nel 1998, perché riconoscessero che aveva ragione, e l’ETPG ebbe la sua personalità giuridica, la base formale e operativa di quello che è oggi. Ancora una conferma della sua capacità di guardare avanti per il bene comune. Come lo sono stati i vari tentativi di coinvolgere i partner europei in progetti a più ampio respiro: alcuni coronati da successo, altri no. Ma non c’è niente di cui rammaricarsi in ciò, perché così è la vita. 
Jürgen Hogrefe, che nel corso di una decina d’anni è stato per Mattei di volta in volta un partner, un collega, un concorrente, così mi ha scritto di lui: “I will always remember him as a very fine and honourable man”. 

L'autore

Jacopo Tarantino

Amministratore Delegato di Hogrefe Editore, ha un’esperienza più che trentennale nell'editoria dei test. Nella sua carriera, oltre ad occuparsi dell'introduzione in Italia di numerosi fra i test più noti a livello internazionale, è stato direttore editoriale del Bollettino di Psicologia Applicata, ha contributo alla costituzione di case editrici di test in vari paesi europei ed è fra gli animatori dello European Test Publishers Group (ETPG). In Hogrefe Editore, fra le altre cose, si occupa personalmente del settore libri.