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Silvia Cattafesta

Approfondiamo con la Dott. ssa Silvia Cattafesta, co-autore del test GRAFOS-2. Screening delle abilità grafomotorie nel contesto scolasticogli aspetti pratici, clinici ed applicativi dell’uso del test sulla popolazione scolare e prescolare, ai fini dell’individuazione di situazioni di fragilità e della progettazione di interventi di potenziamento. 

D. GRAFOS-2 è uno strumento che può essere somministrato rapidamente ma che consente di ottenere molte informazioni cliniche. Quali sono gli aspetti qualitativi e quantitativi che possono essere osservati?

R. GRAFOS-2 nasce come strumento di screening rapido, capace di offrire una lettura articolata delle competenze grafomotorie del bambino in età prescolare e scolare. La sua efficacia risiede proprio nella possibilità di integrare aspetti quantitativi e qualitativi all’interno di una somministrazione breve e facilmente applicabile nei diversi contesti educativi e clinici. 
Dal punto di vista quantitativo, il test consente una valutazione puntale del gesto nella riproduzione grafica di alcune forme e la confronta con parametri normativi standardizzati per fascia d’età. Questo permette di identificare eventuali scostamenti rispetto allo sviluppo atteso e di evidenziare precocemente situazioni di vulnerabilità.
Accanto ai dati numerici, GRAFOS-2 valorizza in modo significativo anche l’osservazione qualitativa delle competenze grafo-motorie. Durante l’esecuzione è infatti possibile osservare elementi fondamentali quali la postura da seduto, il tipo di impugnatura dello strumento grafico, la posizione della testa, il movimento del braccio che scrive, la fluidità del gesto grafico e la velocità di esecuzione.

D. Rispetto all’osservazione diretta da parte di un clinico o di un insegnante esperto, che cosa offre in più la valutazione con GRAFOS-2?

R. L’osservazione diretta da parte di un clinico o di un insegnante esperto rappresenta certamente una risorsa fondamentale nella comprensione del comportamento e delle competenze del bambino. GRAFOS-2 non si propone di sostituirla, ma di integrarla attraverso una valutazione standardizzata e supportata da dati normativi.
Il valore aggiunto dello strumento consiste nella possibilità di utilizzare criteri condivisi e confrontabili, riducendo il peso della soggettività interpretativa e consentendo una lettura più strutturata delle competenze grafomotorie. Questo permette di individuare con maggiore precisione eventuali segnali di rischio e di orientare tempestivamente eventuali approfondimenti o interventi di potenziamento.
Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla possibilità di favorire una comunicazione più efficace tra insegnanti, famiglia e professionisti dell’età evolutiva, attraverso un linguaggio comune e dati oggettivabili.

D. Uno screening come quello proposto da GRAFOS-2 in quali contesti e da quali figure professionali potrebbe essere condotto?

R. GRAFOS-2 si presta ad essere utilizzato in molteplici contesti educativi, preventivi e clinici, proprio grazie alla sua rapidità di somministrazione, alla semplicità applicativa e alla possibilità di individuare precocemente eventuali fragilità nelle competenze grafomotorie.
L’età di riferimento di GRAFOS-2, compresa tra i 4 e gli 8 anni, colloca lo strumento nei contesti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. In questi ambiti, lo screening può essere inserito all’interno di progetti di prevenzione e promozione dello sviluppo, permettendo di osservare bambini che potrebbero beneficiare di un monitoraggio o di attività di potenziamento mirate prima dell’ingresso nella scuola primaria e nei primi di anni di approccio alla scrittura.
GRAFOS-2 può essere inoltre utilizzato nei servizi territoriali dell’età evolutiva, nei centri clinici, negli studi professionali e nei contesti riabilitativi, come strumento di primo livello per orientare eventuali approfondimenti diagnostici successivi. Per quanto riguarda le figure professionali coinvolte, lo strumento può essere utilizzato da insegnanti e da professionisti con competenze nell’area dello sviluppo neuro e psicomotorio e degli apprendimenti, adeguatamente formati all’utilizzo del test e alla lettura dei risultati. Tra questi rientrano neuropsichiatri infantili, psicologi dell’età evolutiva, TNPEE, psicomotricisti, logopedisti, pedagogisti, educatori del gesto grafico, terapisti occupazionali e altri professionisti dell’ambito evolutivo.
L’aspetto centrale è che lo screening venga inserito all’interno di una rete di collaborazione tra scuola, famiglia e servizi, con una finalità non etichettante ma preventiva e orientata alla promozione del benessere e dello sviluppo del bambino.

D. La finalità della valutazione con GRAFOS-2 è quella dello screening e dell’individuazione precoce di condizioni di difficoltà. Come si potrebbe procedere dopo lo screening?

R. Date le finalità di GRAFOS-2, il momento successivo allo screening rappresenta una fase estremamente importante.
Quando emergono difficoltà o prestazioni significativamente inferiori rispetto ai parametri attesi per età (bisogno di supporto), il primo passaggio dovrebbe essere una restituzione chiara e condivisa con insegnanti e famiglia, evitando letture allarmistiche o etichettanti. Lo screening, infatti, non identifica un disturbo, ma segnala la necessità di osservare più attentamente alcuni aspetti dello sviluppo. Successivamente, è possibile attivare un monitoraggio evolutivo e proporre attività di potenziamento mirate per un periodo dedicato al potenziamento di 3-4 mesi, soprattutto nei casi in cui le difficoltà risultino lievi o circoscritte al fine di comprendere la modificabilità. 
Nei casi in cui le fragilità persistano si può procedere a un approfondimento clinico multidisciplinare, volto ad analizzare in modo più completo il profilo del bambino. L’eventuale valutazione potrà includere aspetti motori, visuospaziali, attentivi, prassici, linguistici e neuropsicologici, al fine di comprendere meglio l’origine delle difficoltà osservate.
I risultati dello screening acquisiscono reale significato quando diventano parte di un lavoro condiviso, orientato non soltanto all’individuazione della difficoltà, ma soprattutto alla costruzione di condizioni favorevoli allo sviluppo delle competenze del bambino. In questa prospettiva, GRAFOS-2 si inserisce pienamente all’interno di un modello di prevenzione evolutiva: uno strumento che consente di intervenire prima che le difficoltà si consolidino e abbiano un impatto significativo sugli apprendimenti scolastici, sull’autostima e sul benessere del bambino.

D. È possibile programmare un percorso di recupero o potenziamento delle competenze sulla base dei risultati di GRAFOS-2? Quali linee di indirizzo di dovrebbe seguire?

R. Sì, uno degli aspetti più rilevanti di GRAFOS-2 è proprio la possibilità di utilizzare i risultati dello screening come punto di partenza per programmare percorsi di potenziamento o di recupero delle competenze grafomotorie in età prescolare. 
Le linee di intervento dovrebbero sempre partire da una lettura globale del profilo del bambino, considerando che l’atto grafico non dipende esclusivamente dalla motricità fine, ma coinvolge aspetti tonico-posturali, gnosico-prassici ed emotivo-relazionali. Per questo motivo, il potenziamento non dovrebbe ridursi a un semplice allenamento della scrittura.
Il primo ambito di lavoro riguarda insegnare in maniera chiara gli schemi esecutivi necessari alla realizzazione di tale figura, considerando anche la direzionalità del gesto e la coordinazione oculo-manuale.
Un altro elemento centrale riguarda la personalizzazione dell’intervento. I risultati di GRAFOS-2 consentono infatti di differenziare le proposte in base alle caratteristiche del singolo bambino. Infine, il percorso di potenziamento dovrebbe svilupparsi all’interno di una collaborazione costante tra professionisti, insegnanti e famiglia, affinché le competenze possano essere sostenute in modo coerente nei diversi contesti di vita del bambino. In questa prospettiva, GRAFOS-2 rappresenta non solo uno strumento di screening, ma anche un importante supporto alla progettazione educativa, preventiva e clinica.

D. Esistono attività di natura grafo-motoria che potrebbero essere consigliate in modo indistinto come potenziamento per la popolazione di età prescolare?

R. Lo sviluppo delle competenze coinvolte nell’atto grafico è un processo complesso, strettamente legato alle caratteristiche neuroevolutive, ai tempi maturativi e alle esperienze individuali del bambino; perciò, non esistono attività universalmente valide o consigliabili in modo indistinto per ogni bambino.
Risultano utili tutte quelle attività che sostengono la postura, la motricità globale e fine, l’equilibrio, la coordinazione oculo-manuale, l’organizzazione spazio-temporale.
È però fondamentale evitare una visione eccessivamente esercitativa o anticipatoria della grafo-motricità. In età prescolare, il rischio è quello di proporre attività ripetitive, schede standardizzate o allenamenti precoci della scrittura senza considerare il reale livello maturativo del bambino. Un potenziamento efficace dovrebbe invece privilegiare il piacere dell’azione, la variabilità delle esperienze e il coinvolgimento attivo del bambino.
Una buona lettura dei risultati di GRAFOS-2 permette di individuare quali aree necessitano maggiormente di essere sostenute e aiuta a costruire interventi più mirati, personalizzati e coerenti con il profilo funzionale del bambino.

D. Qual è il feedback dei bambini rispetto alle attività previste dal test?

R. Il feedback dei bambini rispetto alle attività proposte da GRAFOS-2 è generalmente molto positivo. Uno degli aspetti che caratterizza lo strumento è infatti la sua buona accettabilità: le prove vengono vissute dalla maggior parte dei bambini come attività accessibili, comprensibili e divertenti.
Molti bambini affrontano le attività con curiosità e partecipazione, percependole più come una proposta grafica o un gioco che come una prova valutativa vera e propria. In particolare, la presenza della storia che accompagna la somministrazione, rappresenta un elemento facilitante molto importante: la dimensione narrativa aiuta il bambino a entrare nell’attività in modo più naturale e motivante, sostenendo attenzione, partecipazione e coinvolgimento emotivo. La cornice narrativa contribuisce inoltre a ridurre la percezione di “essere valutati”, favorendo un clima più rassicurante e collaborativo.
Naturalmente, le modalità di risposta possono variare in base alle caratteristiche individuali del bambino. Alcuni mostrano entusiasmo e sicurezza, altri necessitano di tempi maggiori di familiarizzazione, mentre nei bambini con fragilità neuro e psicomotorie o difficoltà attentive possono emergere evitamento, impulsività, affaticabilità o frustrazione. Anche queste reazioni rappresentano però informazioni utili nell’osservazione, poiché contribuiscono alla comprensione del funzionamento globale del bambino durante il compito.

D. Qual è il feedback degli insegnanti rispetto a progetti di screening sulle competenze grafo-motorie in età prescolare?

R. Anche il feedback degli insegnanti rispetto ai progetti di screening con GRAFOS-2 è generalmente molto positivo. Le insegnanti riferiscono spesso di apprezzare la possibilità di avere uno strumento strutturato che consenta di leggere in modo più preciso alcune difficoltà che, nella quotidianità scolastica, possono emergere solo in maniera generica o intuitiva. In molti casi, GRAFOS-2 aiuta a dare maggiore significato osservativo a comportamenti già percepiti dagli insegnanti, offrendo però criteri più sistematici e condivisibili.
Anche per loro, un aspetto frequentemente valorizzato riguarda la rapidità e la praticità dello screening, che ne facilita l’inserimento all’interno dei contesti scolastici senza interferire eccessivamente con le normali attività educative. Un ulteriore elemento positivo riguarda la possibilità di costruire un linguaggio comune tra scuola e professionisti dell’età evolutiva. Lo screening favorisce infatti il dialogo interdisciplinare e contribuisce a rafforzare la collaborazione educativa attorno ai bisogni del bambino.

L'autrice

Silvia Cattafesta

Sociologa, psicomotricista e tutor DSA, in formazione avanzata in psicologia clinica, svolge attività professionale e di ricerca nel campo dello sviluppo, dei disturbi dell’apprendimento e dei processi sociofamiliari. Docente di Psicomotricità, grafomotricità ed etica e legislazione professionale presso le Scuole triennali di psicomotricità CISERPP di Verona e AISFI di Roma, è Presidente nazionale dell’Associazione Professionale Psicomotricisti Italiani (APPI) e del Coordinamento Nazionale delle Associazioni Professionali di Psicomotricisti (CoNAPP), oltre che delegata per l’Italia presso l’European Forum of Psychomotricity (EFP), per il quale ricopre attualmente il mandato di Presidente. È autrice e coautrice di numerose pubblicazioni.